Draghi

Governo Draghi: non è un film di René Ferretti

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Il Governo dei migliori, come è stato narrato dai vari commentatori e protagonisti politici nelle ultime settimane, ancora deve ottenere la fiducia, ma già fa discutere, specie per la sua composizione.

Dentro tutti, tranne la FDI della Meloni. Tutti con Draghi, da chi lo ha sempre visto con entusiasmo come Forza Italia, fino a chi lo additava come un traditore italiano servo di un’Europa o chi, come la Lega, era antieuropeista fino ad ieri e adesso, invece, si riscopre la forza più europeista di sempre, anche maggiore della stessa Più Europa della Bonino, con il suo Capitano, che ora (sorpresa delle sorprese!) cambia rotta anche sui migranti.
Tutti contenti, ma proprio tutti, anche Grillo, che addirittura definisce Mario Draghi un “Grillino”.

Insomma, un’ammucchiata, ovviamente per il bene del paese, che dovrebbe gestire il Recovery Fund, programmando il futuro dei prossimi decenni e portare l’Italia fuori dalla pandemia. Ecco di seguito la composizione del Governo Draghi

Sottosegretario PCdM: Garofoli

Esteri: Di Maio

Interni: Lamorgese

Giustizia: Cartabia

Difesa: Guerini

Economia: Franco

Sviluppo economico: Giorgetti

Inn.tecnologica: Colao

Rappr. parlamento: D’Incà

P.A.: Brunetta

Aff. Generali: Gelmini

Sud: Carfagna

Politiche Giovanili: Dadone

Pari Opportunità: Bonetti

Disabilità: Stefani

Agricoltura: Patuanelli

Min. transizione ecologica: Cingolani

Trasporti: Giovannini

MISE: Orlando

Istruzione: Bianchi

Università: Messa

Beni culturali: Franceschini

Salute: Speranza.

Il nuovo esecutivo ha giurato sabato nelle mani del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella; tuttavia, i malumori emergono solo alla lista dei ministri presentata dall’ex numero uno della BCE. Infatti, proprio a causa dei ministri scelti, definirlo come l’“esecutivo dei migliori”, salvo qualche rara eccezione, è quantomeno imbarazzante.
Un esecutivo, si potrebbe dire, bipolare, dove troviamo nomi di rilievo e garanzia come la Cartabia alla giustizia e la riconferma degli uscenti Lamorgese all’interno, Speranza alla salute, Luigi Di Maio che garantisce continuità alla Farnesina e la new entry Colao, precedentemente alla guida della task force per la gestione pandemica, ma anche scelte e nomi che lasciano sgomenti, come l’affidamento ai leghisti dei ministeri chiavi, uno su tutti lo sviluppo economico affidato a Giorgetti o la componente renziana con Bonetti alle pari opportunità. E in ultimo, la vera apoteosi dell’orrore che riporta l’Italia indietro fino al 2008 e a quei governi, soprattutto quello del 2008, che hanno portato crisi economica e sociale, ma in special modo culturale nel nostro paese: il trio Brunetta, Gelmini e Carfagna.
Il ritorno del ministro che disse che con la cultura non si mangia. La resurrezione politica della distruttrice della scuola italiana (altro che Azzolina). La nomina al ministero per il Sud della Carfagna, persona intelligentissima, ma anche una fedelissima di Berlusconi, la cui nomina è un pugno nell’occhio per tutti i meridionali che ora possono solo pregare più che sperare.

Verrebbe quasi da ridere, ma l’unico ad avere una risata è zio Silvio per questi regali ricevuti: il peggio della politica italiana, dopo Salvini (anche la Meloni, con la sua coerenza, risulta oramai più credibile).
Ridimensionato fortemente, esce il PD che, seppur forza importante della maggioranza, viene fuori con gli stessi ministri di FI che è all’opposizione e perde il ministero dell’economia, fondamentale, e che va ad un fedelissimo di Draghi, un uomo delle banche, ovvero Franco.
Unica nota azzeccata del Pd è l’aver saputo unire le correnti interne con la riconferma di Franceschini alla cultura e l’assorbimento del ministero del Turismo, la cui restaurazione è un traguardo importante e strategico  per il paese.

Ancor più travagliato del Pd, esce Il Movimento 5 stelle, che sta vivendo una fase di forte malumore interno, a causa del sostegno al nuovo esecutivo.

Un malumore potrebbe minare la forza dell’ esecutivo o portare ad una scissione interna. Scissione che diventa più plausibile dopo la fuoriuscita dello storico leader ed ex deputato Alessandro Di Battista.
Anche gli attivisti sui territori sono confusi e delusi dalle scelte dei pentastellati, specie dopo aver visto i nomi coinvolti nel governo che pecca, inoltre, anche della richiesta dell’istituzione di quel Super Ministero della Transizione Ecologica, che doveva essere una rivoluzione, ma nei fatti si limita a sostituire quello dell’ambiente, che tra l’altro era affidato a Sergio Costa, un uomo apprezzatissimo dagli elettori 5 stelle e di un profilo altissimo.

Il ministero, per di più, non vede alla guida neanche un esponente politico dei 5 stelle, ma a va al professor Cingolani, una figura tecnica, fisico e docente di noto valore, ma che politicamente risulta presente a varie Leopolde, cioè i “congressoni” aperti che Renzi usa per radunare i suoi.  Non proprio una vittoria per il Movimento e ciò rende l’operazione Super Ministro più facilmente accusabile di essere una mera operazione di marketing politico in cui i 5 stelle sono caduti ingenuamente.
Il malumore interno dei 5 stelle e della base è palpabile già dai numeri della consultazione degli iscritti di Rousseau, che vede l’astensione di oltre 40 mila iscritti e l’opinione contraria di oltre 30 mila.

Una situazione assurda e paradossale, che vede il movimento andare verso il suicidio, il PD sottomettersi al senatore di Rignano, Salvini diventare improvvisamente più europeista di Draghi, Berlusconi riandare al governo con la sua faccia peggiore e Conte, il presidente più amato degli ultimi 20 anni, stare a casa propria, al posto di occupare Palazzo Chigi.

In una situazione di tale caos, c’è da chiedersi allora cosa potrà mai fare questo governo di accozzaglie di mezzi tecnici e mezzi politici?

Le opzioni a questo punto sono due:
Draghi riuscirà a gestire questo teatrino e partorirà il miracolo dei miracoli, ed è da augurarselo per il bene di tutti, o molto più tristemente, è probabile che questa esperienza vedrà buttare a mare i prossimi 20 anni di programmazione e di investimenti e farà disastri enormi, con la conseguente perdita di occasione del secolo per l’Italia di cambiare davvero volto in meglio.

Ma, d’altronde, questa, signori e signore, è l’Italia delle meraviglie.

Un paese in cui tutto è possibile e che, nonostante tutto, sopravvive.
Un paese che ha visto il fascismo, la mafia , Andreotti, la prima repubblica ed è sopravvissuto.
Ha visto vent’anni di epopea berlusconiana tra processi, bunga bunga, leggi ad personam e sentenze di condanna in via definitiva, ma è sopravvissuto.
È sopravvissuto anche al governo di quelli bravi, i Tecnici di Monti, i professori delle lacrime e sangue con il benestare dei partiti, veri colpevoli di quel disastro.
Un paese che ha resistito e resiste alla forse peggiore destra d’Europa, ai movimenti anti europeisti, ha riscoperto la parola popolare nel recente passato col suo significato positivo, ha visto i non partiti diventare partiti e forze di governo, dopo fasi di renzismo acuto, con tentativi di distruggere la Costituzione, fortunatamente sventati dal popolo.

Siamo sopravvissuti a tutto questo e, forse, sopravvivremo anche a questo.

Il popolo aveva ritrovato un po’ di fiducia nelle istituzioni e un po’ di credibilità nei rappresentanti, su tutti Conte che è e rimane, nonostante la pandemia, l’unico leader europeo oltre la Merkel a guadagnare consensi, è il leader più amato dal popolo ed è stato fatto fuori da un sistema marcio, che qualcuno ha tentato di cambiare, ma che resiste perché ha radici molto più profonde di un partito o di un nome. Ha origini nel DNA della politica italiana e del mal costume, che ci pervade da decenni.

Anche questa è l’Italia, il paese delle meraviglie.
È l’Italia di Boris, che seppur ha i suoi René Ferretti che vogliono cambiare il sistema, questo è troppo intrecciato nel tessuto e lascia ai nostri “resistenti” solo due opzioni: o adeguarsi o essere fatti fuori. E noi, proprio come Boris, il pesce rosso del regista, possiamo solo star a guardare questa immondizia e sperare, resistendo.

È, infatti, impossibile prevedere cosa accadrà, ma una cosa, forse è certa.
Noi italiani ce la caveremo.
Lo abbiamo sempre fatto e dobbiamo farlo ancora.
Ne usciremo migliori ?
Beh questa è un’altra storia… e forse un giorno la racconteremo.

Ivano Manzo

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