Il Green Pass: libertà o libera costrizione?

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In questi giorni si discute sul valore della certificazione verde europea. Va detto, cominciando dalle basi, che viene specificato, nella stessa, di come questa non costituisca un titolo di viaggio, il che vuol dire che la medesima, in linea almeno teorica, non sarebbe necessaria per viaggiare. Ma il punto dolente è un altro: la distinzione tra i vaccinati ed i non vaccinati che potrebbe diventare rilevante quando si parlerà del loro spazio di libertà.

È, infatti, in esame alle Camere un provvedimento che mira a rendere il green pass vero “titolo” per poter entrare in bar e ristoranti e, forse, anche negli stadi, nei cinema, nei teatri. Con questa manovra il Governo, in maniera furbesca, aggira la pesante ipoteca che dovrebbe mettere su se stesso (e, signori, non dimentichiamoci che sta in ballo il PNRR, non sia mai!), nell’ipotesi in cui dovesse dichiarare la vaccinazione Covid-19 obbligatoria per tutti, senza se e senza ma. Ora, il punto della manovra furbesca, attuata da tutti i governi, è rendere quello di rendere obbligatoria la vaccinazione nei fatti e non attraverso le norme.

Infatti, la nostra Costituzione, non prevede espressamente lo stato di emergenza né, tantomeno, precise norme sugli obblighi vaccinali, limitandosi a dire, all’articolo 32:

Nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge. La legge non può in nessun caso violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana.

Ad oggi, in forza della legge 225/1992, istitutiva della Protezione Civile, si è dato a degli atti di rango amministrativo, quali sono i Dpcm, il rango di norme primarie, lasciando al Governo un’ampia discrezionalità, pur se in materie riguardanti le libertà fondamentali e coperte da riserva di legge, oltre alla copertura costituzionale.

Ma il punto sul come, giuridicamente, gestire un’emergenza sarà una discussione per dottrinari che andrà avanti per decenni.

Il rilievo fondamentale è la domanda seguente: “Perché il Governo non ha imposto l’obbligo vaccinale?”. Intorno a questo interrogativo, ruotano molte questioni che il cittadino si è sicuramente posto: infatti, l’obbligo vaccinale metterebbe l’amministrazione statale davanti alla responsabilità dei propri atti, nel malaugurato caso di reazioni avverse molto forti al vaccino.

Al contrario, si è scelta quella che, dagli esperti di comunicazione, è stata definita la “strada della responsabilità individuale” che, tradotto in termini concreti, vuol dire che se qualcuno si fa il vaccino è per scelta personale, non imposta, scevra da ogni responsabilità governativa.

Roma – Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella e il Presidente del Consiglio Mario Draghi con il nuovo Governo, oggi 13 febbraio 2021. (Foto di Paolo Giandotti – Ufficio per la Stampa e la Comunicazione della Presidenza della Repubblica)

Ed, invero, avere la “forza” di assumersi la responsabilità di un atto di tale portata sembra fuori dall’immaginario dei politicanti che popolano i palazzi di Roma. Se il vaccino è necessario, è necessario assumersi delle responsabilità davanti al popolo italiano.

Altro argomento interessante è consequenziale a questo, cioè il non rendere obbligatorio il vaccino, ma rendere obbligatorio una certificazione che è conseguenza di questo: il famigerato Green Pass. Attraverso questa strada, si vuol creare un obbligo di fatto che salta le normali procedure democratiche, legate ad un qualunque obbligo vaccinale, con il vantaggio di evitare una valanga di possibili ricorsi per lo stesso. Insomma, non si può parlare di obbligo normativo in senso stretto, ma in senso lato. Il problema riguarda una seria interpretazione di questo obbligo a latere, perché la questione dei possibili risarcimenti, stante l’attuale dottrina maggioritaria, non prevede il risarcimento, se una persona ha “scelto” di porgere il braccio all’iniezione: legalmente nessuno ti stava puntando una pistola alla tempia.

Ma questo “obbligo non obbligatorio” non tiene conto delle persone che hanno alcune esigenze patologiche che sconsigliano l’uso del vaccino: sono una minoranza della popolazione, ben al di sotto della “immunità di gregge” tanto ricercata e, al momento, non pervenuta. Inoltre il Green Pass potrebbe diventare, fintanto che dura la pandemia, un passaporto alla libera circolazione nei confini nazionali creando, di fatto, una distinzione tra vaccinati e non.

Foto di cottonbro da Pexels

La questione qui discussa non è meramente no-vax, è una questione legata alle libertà che, ormai, sembriamo abituati ad aver perso, quantomeno sotto il profilo della partecipazione. Ed anzi, è il caso di ribadirlo, è necessario vaccinarsi, coerentemente a quanto consiglia il medico.

La domanda iniziale è collegata al Green Pass: è un obbligo vaccinarsi o non lo è? I contorni della questione sull’obbligatorietà si fanno, con la questione del Green Pass, sempre più sfumati, creando un obbligo di fatto che i cittadini devono rispettare, ma non un vero obbligo giuridico, nonostante l’art.32 della Costituzione preveda, per casi eccezionali, la possibilità di imporre una vaccinazione obbligatoria (come per la vaccinazione trivalente per i neonati).

È, forse, giunto il momento di guardare con maggiore attenzione alle manovre di questo Governo “tecnico” che, con la scusa emergenziale, sta intervenendo in tutti i settori della vita giuridica e politica italiana, con mezzi non sempre trasparenti e con decisioni non sempre coerenti.

Allora la domanda che si vuole porre ai lor signori di Palazzo Chigi: la vaccinazione è obbligatoria o no? La questione non è poi tanto chiara.

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Anonymous

Bella analisi e soprattutto rende chiaro l’idea che essere contro il green pass non significa non voler vaccinarsi. Aggiungerei uno spunto: non voler firmare il consenso informato non significa non volersi vaccinare. Significa volere che chi impone l’obbligo nascosto al vaccino si assuma la responsabilità di quello che ci iniettiamo.
Sicuramente andremo tutti più tranquillamente a vaccinarci e non ci sarebbero tutti questi problemi con il green pass.
Grazie per l’analisi obiettiva