Idi Amin Dada e l’Uganda degli orrori

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Idi Oumee Amin Dada Eccellenza, Presidente a vita, Feldmaresciallo Al Hadji Dottor Idi Amin, VC,DSO, MC, Signore di Tutte le Bestie della Terra e dei Pesci del Mare e Conquistatore dell’Impero britannico, in Africa in Generale e in Uganda in Particolare, o almeno così si autodefiniva fate un po’ voi.

Due metri d’altezza per 120 kg di peso, campione dei pesi massimi in Uganda dal 1951 al 1960, militante al servizio di Sua Maestà, Presidente a vita, megalomane, paranoico, crudele con i suoi stessi figli, spietato con i suoi nemici, assassino di quasi mezzo milione di persone, secondo Amnesty International; qualcuno dice che fosse addirittura cannibale (ma forse questa è un’esagerazione). Chiamato “Dada” (che vuol dire “sorella” in swahili) perché, quando era militante ed i superiori lo trovavano nella tenda con una donna, sempre diversa, diceva che questa fanciulla fosse la sua “dada”, sua sorella, in modo da dare la scusa ai superiori per non punirlo.

La sua carriera inizia molto lontano, come addetto alle latrine nell’esercito coloniale britannico insieme ad altri del suo popolo. Intorno al 1947, ha affermato di essere stato in Birmania durante la Seconda Guerra Mondiale e di aver combattuto contro i giapponesi, ma le date non coincidono.

In seguito, fece rapidamente carriera nell’esercito coloniale fino ad ottenere il grado di “effendi” (corrispondente al nostro maresciallo), che era il grado più alto possibile per un africano di colore all’epoca; ciò dopo aver combattuto in Somalia ed in Kenya.

Dopo l’indipendenza dell’Uganda, avvenuta nel 1962, il Primo Ministro Milton Obote lo ricompensò della sua fedeltà promuovendolo prima capitano e poi vice-comandante dell’esercito ugandese e, dopo ancora, nel 1966, a comandante dell’esercito. Obote approfittò subito del ruolo ricoperto dal suo amico Amin, commissionando l’arresto di cinque ministri e, quindi, si proclamò nuovo presidente.

Pochi anni dopo, appreso che Obote voleva arrestarlo per una questione di detrazione fondi per le armi, Amin Dada organizzò un colpo di Stato nel 1971, mentre il primo si trovava a Singapore. La sua presa del potere venne ben accolta dal mondo occidentale, ma l’incubo era appena iniziato per il popolo ugandese.

Dopo aver promesso delle libere elezioni, Amin Dada creò lo State Research Bureau con cui gestiva le famigerate “squadre della morte” che andavano a cercare i suoi nemici, veri ed immaginari, e gli intellettuali non favorevoli al regime. Ormai il suo delirio di potere era appena iniziato.

Il “signore di tutte le bestie” diede il via ad un periodo di terrore per il piccolo paese africano: dapprima, con la motivazione che Allah gli fosse apparso in sogno, diede 90 giorni di tempo a tutti gli asiatici presenti per sloggiare dall’Uganda, danneggiando al contempo l’economia del suo stesso paese.

Nel 1976 si rese protagonista di un episodio particolarmente odioso: dopo che le sue tre mogli erano state a divertirsi fino a sera tarda con le guardie del corpo, Amin decise di punirle, prima le cacciò di casa ed esse fuggirono per evitare la collera del dittatore, eppure il loro destino non fu piacevole. Maliamu venne ferita gravemente in un incidente, ma riuscì a fuggire dall’Uganda e a rifugiarsi a Londra, restando separata dai figli per trent’anni; a Norah venne permesso di scappare per ragioni politiche, in quanto membro di una tribù perseguitata da Amin, di modo da evitare ulteriori accuse a livello internazionale. Ma il destino peggiore fu quello di Kay, che venne ritrovata fatta a pezzi in un’auto un anno dopo.

Ma non bastava questo ad Amin. Egli fece ricucire in tutta fretta il cadavere e lo espose fuori l’ospedale della capitale, mostrandolo prima ai figli e poi alla folla, intonando un discorso a tutti i presenti:

Vostra madre era una donna di malaffare. Guardate che succede! Così vengono puniti coloro che bestemmiano Allah!

Costringendoli a guardare, costringendoli a subire questa terribile tortura.

Nel 1978 decise di tentare l’invasione della Tanzania, ma subì una disfatta tale che le truppe tanzaniane, insieme con gli esuli ugandesi, riuscirono a conquistare la capitale Kampala. Amin fu costretto all’esilio. Dopo 8 anni era finito il suo regno del terrore ed il suo regime di rapina. Le sue squadre della morte, le sue condanne e la sua paranoia avevano mietuto mezzo milione di vite, mentre lui era riuscito a riparare in Arabia Saudita (un altro governo noto per la grande democrazia) con un conto corrente e denaro, godendosi una prigione dorata. L’Uganda decise di lasciarlo in esilio affermando sempre che:

Se torna in Uganda dovrà rispondere per i propri peccati.

Yoweri Museveni, Presidente dell’Uganda, 2003

Il popolo ugandese non ha comunque conosciuto la pace, gli anni seguenti furono ancora pieni di conflitti, guerre civili e crisi sanitarie. Oggi il paese è sotto la guida di Museveni, che viene rieletto sistematicamente dal 1986 e le cui elezioni sono convalidate dalla comunità internazionale, nonostante le opposizioni denuncino brogli elettorali.

Amin è morto nel 2003, lasciandosi dietro un’eredità di terrore, guerre e massacri ed un paese con forti tensioni tribali irrisolte, un paese diviso che, ancora oggi, fatica a trovare la sua strada, nonostante i progressi di questi anni.

Su di lui è stato anche girato il film, “L’ultimo Re di Scozia” (il titolo fa riferimento al fatto che Amin si autoproclamò Re di Scozia dopo la crisi degli ostaggi del 1976) del 2006 che ritrae il periodo dell’Uganda di Amin.

Cosa ci insegna la storia di Amin? Che i mostri della storia non risalgono solo alla Seconda Guerra mondiale o al Medioevo, no. I mostri sono tutti intorno a noi, servono solo le giuste condizioni perché emergano. Lui è morto senza subire nulla nel 2003; mezzo milione di persone è stata vittima della sua follia e va detto anche che lo stesso Amin, prima che diventassero noti i suoi eccessi, era stato adorato dalle frange estremiste post-Sessantotto, in quanto era arrivato a rappresentare l'”indipendenza nera africana”. Quanto è facile coprire i propri crimini con il velo della propaganda mediatica. Amin era un artista in questo, era capace di divertire ed intrattenere le folle ed è stato al potere fino a 40 anni fa, non un’era fa. Eppure l’Uganda resta comunque con un Presidente identico dal 1986, questi è un grande amico degli U.S.A. e, nonostante l’apparenza di libertà, anche Museveni sta avviando la trasformazione della nazione in un autoritarismo.

Possiamo solo sperare che i popoli ugandesi possano trovare la pace che meritano, visto che in 60 anni di indipendenza non sono ancora riusciti a trovare l’assoluta tranquillità né un regime veramente democratico.

Domenico Sepe

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