Gli USA tornano indietro di 50 anni: l’aborto non è più un diritto. Quali saranno le conseguenze economiche e sociali?

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È un gioco politico quello che ha trascinato i diritti statunitensi indietro di 50 anni, tornando a mettere in dubbio la liceità individuale di interrompere una gravidanza. 

Nel 1973 gli Stati Uniti riconobbero attraverso la sentenza Roe v. Wade il diritto federale di aborto. Nel 2022, cinque uomini e una donna rivestendo il ruolo di giudici presso la Corte Suprema, decidono di revocare tale diritto alle donne statunitensi. D’ora in poi saranno i singoli Stati a disciplinare oltre 37 milioni di corpi e di vite negli Stati Uniti: la previsione è che in 26 Stati, interrompere una gravidanza diventerà illegale. 

Negli anni ‘80 l’ala repubblicana decise di legarsi alla Destra Religiosa e agli evangelici americani per trarne vantaggi economici ed elettorali ed è quindi così che oggi si fa portavoce di argomentazioni religiose e morali contro l’aborto, scegliendo consapevolmente di ignorarne le uniche dimensioni che dovrebbero essere di pertinenza (e tutela) politica: il diritto alla salute e la libertà individuale.

A conservatori e repubblicani americani pare quindi forse di giocare una partita a scacchi e di aver appena concluso una mossa vincente con il ribaltamento della sentenza Roe v. Wade, ma cosa succederà veramente negli Stati Uniti dopo la reintroduzione del controllo sulla vita riproduttiva delle donne?

Per decenni è stato impedito alle donne di interrompere gravidanze e per decenni le donne hanno continuato a farlo. Tutt’oggi l’aborto è considerato illegale in diverse parti del mondo e tutt’oggi le donne, in quegli stessi luoghi, continuano ad abortire. Di fatto vietare l’aborto non impedisce alle donne di abortire, ma le spinge a ricorre a pratiche abortive illegali e pericolose. 

Raggruppiamo i paesi in cui l’aborto è legale e dall’altro lato raggruppiamo i paesi in cui abortire è considerato completamente illegale. I dati del WHO e del Guttmacher Institute ci dicono che nei paesi in cui l’aborto è legale, per ogni 1000 donne si eseguono tra i 36 e i 47 aborti. Nei paesi in cui l’aborto è considerato completamente illecito, invece, per ogni 1000 donne tra i 31 e 51 aborti volontari. Di nuovo, quindi, se una donna sceglierà di abortire probabilmente abortirà nonostante il divieto di farlo. Nei paesi in cui è vietato però, solo 1 aborto su 4 può considerarsi sicuro. D’altro canto, la legalità della pratica fa si che 9 aborti su 10 siano sicuri. Eppure, nonostante i numeri ci suggeriscano da decenni come rendere l’aborto illegale non sia uno strumento per costringere le donne a portare avanti gravidanze indesiderate, tutt’oggi oltre 25 milioni di donne sono costrette ad abortire in condizioni di estremo pericolo ogni anno.

«Le donne si presentavano dopo la mezzanotte, uscivano di casa con il buio, quando nessuno poteva vederle arrivavano in ospedale con ferite gravissime, lacerazioni, emorragie, infezioni», racconta un medico italiano attivo durante gli anni ’60.  «Accadeva ogni sera, ormai eravamo preparati: quelle donne, a volte quelle ragazzine, erano le reduci di aborti clandestini avvenuti chissà dove e con chissà quali mezzi, facevamo il possibile per aiutarle, alcune si salvavano ma altre morivano, e molte restavano lesionate per sempre

Tutt’oggi quando parliamo di aborti clandestini parliamo di operazioni eseguite in appartamenti, con attrezzi da cucina, sonde di ferro, grucce, scarsa o nulla disponibilità di farmaci adeguati. 

I mezzi e le possibilità economiche necessari per spostarsi in altri Stati ed eseguire aborti in sicurezza costringeranno molte donne a scegliere pratiche di aborto clandestino oppure a rinunciare alla propria autodeterminazione. Abortire, diventerà un privilegio in misura sempre maggiore e contribuirà a riprodurre ed aumentare il divario sociale degli Stati Uniti.  Si stima che nei primi 12 mesi di illegalità dell’aborto circa 75 mila donne saranno costrette a portare a termine una gravidanza che non hanno scelto. 

Possono queste gravidanze forzate essere considerate una “vittoria” degli antiabortisti? Cosa c’è in ballo oltre al diritto di decidere per il proprio corpo?

Prima che l’aborto diventasse diritto federale, negli Stati Uniti solo il 9% delle donne adulte aveva portato a termine gli studi universitari, e solo il 37% faceva parte della forza lavoro. A soli 7 anni dalla sentenza Roe v. Wade, il 30% delle donne tra i 18 e i 24 anni era iscritto al college, e il 13,6% aveva portato a compimento un percorso universitario.

Oggi, negli USA, le università presentano una maggioranza femminile e la gran parte delle donne è inserita in un contesto lavorativo. 

D’altro canto, il 30% degli abbandoni scolastici femminili ha come motivazione una gravidanza. Numero destinato ad aumentare tragicamente vista la scelta della Corte Suprema di vitare l’aborto. 

Famiglie e donne economicamente deboli, d’altronde, vedranno un peggioramento della loro condizione economica se costrette a portare a termine una gravidanza indesiderata, e soccomberanno probabilmente ad un peggioramento della loro condizione sociale che le spingerà anche ad accettare condizioni lavorative di sfruttamento o svantaggiose, per necessità di sussistenza. 

Il divario sociale tra le persone aumenterà e a farne le spese saranno, di nuovo, le donne. Da qui a 4 anni si stima che le donne costrette a mettere al mondo un figlio o una figlia perderanno potere economico per almeno 4 anni, avranno una maggiore probabilità di contrarre debiti o ricadere nella completa povertà.  La qualità della vita di una donna costretta a portare avanti una gravidanza indesiderata, in definitiva, rischia di peggiorare drasticamente.

Guardando al nuovo diritto statunitense di controllare la salute e la vita riproduttiva delle donne, agli effetti economici e sociali che tutto ciò produrrà sulle donne stesse e sulle famiglie delle classi sociali più deboli, guardando anche ai nuovi meccanismi di oppressione che le istituzioni e l’economia saranno in grado di operare, sembra quasi di ritrovarsi all’interno di una distopia di Margaret Atwood; eppure, ci troviamo nell’America del nuovo millennio. Quella che ama raccontarsi come la più grande democrazia del mondo e la terra delle infinite possibilità. 

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