Le psico-sette: tra seduzione e false promesse

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Il 29 Aprile 1998, dopo circa due anni di indagini, Giorgio Napolitano, allora Ministro degli Interni, ha inviato alla Commissione per gli Affari Costituzionali della Camera dei Deputati del Parlamento Italiano un rapporto del Dipartimento di Pubblica Sicurezza intitolato “Sette religiose e nuovi movimenti magici in Italia”. In questo rapporto, nella classificazione delle sette si fa esplicito riferimento ad una categoria denominata “psicosette1.

Quando parliamo di psico-sette ci torna utile la definizione proposta dalla Psicologa Clinica Margaret Thaler Singer, che definisce le sette come culti con un rimarchevole grado di controllo basato sulla persuasione sociale ed individuale. Indipendentemente dalla credenze e dal tipo di valori professati, le psico-sette sono accomunate da un uso solitamente strumentale degli ideali e della visione sociale, politica e religiosa con l’unico fine di cooptare, plasmare ed asservire i propri membri per fini delinquenziali2.

Storicamente non abbiamo una data precisa in cui collocare la nascita dei culti. E’ più corretto dire che queste forme di aggregazione sociale sono sempre esistite e si sono rafforzate durante eventi di forte cambiamento ed instabilità sociale. Pensiamo alla Rivoluzione francese, al Giappone post seconda guerra Mondiale o alla caduta del comunismo. Di seguito riportiamo la tassonomia della Thaler secondo il loro sviluppo storico:

1800

Sette rigenerative, sette scismatiche e quasi-religiose

1960

Culti

1970

Culti per espandere la consapevolezza

1980

Culti psicoterapici, della prosperità e del potenziale umano

Riadattato da Thaler Singer (1995)

Per semplicità abbiamo proposto questa suddivisione . Sappiamo però che i confini tra le varie forme cultuali sono tutt’altro che netti; bensì è più corretto porli lungo un gradiente che tenga conto dell’entità dei vincoli e del controllo al suo interno. I cambiamenti sociali ed economici occorsi dagli anni ’70 ad oggi hanno fatto sì che i culti “finalizzati” ad espandere la propria consapevolezza e quelli del potenziale umano e della crescita personale abbiano assunto i tratti tipici delle psico-sette. Ma cosa si nasconde dietro la promessa di una trasformazione in una “versione migliore di te stesso?

Struttura

Strutturalmente le psico-sette si riconoscono da:

Reclutamento: le psico-sette ben organizzate presentano una procedura di reclutamento. Queste procedure prevedono che alcuni adepti si rechino in luoghi nevralgici come chiese o manifestazioni. Qui le persone vengono adescate proponendo loro la somministrazione di un test di personalità o simili procedure di valutazione col fine di indagare aspetti di sé potenzialmente migliorabili.

Il ruolo del leader: nelle psico-sette il leader è un grande accentratore. Egli tenta di persuadere i propri adepti di essere il prescelto per una particolare missione sociale o di avere una certa conoscenza divina delle circostanze. Dall’alto della sua autoreferenzialità è l’unico a dover essere venerato, contrariamente a quanto accade nei culti tradizionali dove ad essere venerata è una particolare divinità o totem.

Una struttura di potere centralizzata e i legami di dipendenza: la centralizzazione autoritaria del potere non permette al leader di delegare, se non per controllare l’aderenza coercitiva alla regole degli adepti e per “evangelizzare” il carattere innovativo ed esclusivo della setta, che si propone come l’unica via per il cambiamento e la verità. La cultura si connota per una doppio codice etico dove da un lato il leader sollecita tutti ad essere totalmente aperti e a raccontargli tutto, dall’altro i non membri o coloro che hanno dei dubbi devono essere manipolati e disconfermati nelle loro credenze.

L’uso di un programma di persuasione: Il thought-reform process o più comunemente brainwhasing è il processo mediante il quale, attraverso una serie di tecniche psicologiche, i membri sono indotti e influenzati a vivere in modo totalizzante il culto stesso. La setta tende a logorare tutto il contesto sociale della vittima, i suoi interessi, le amicizie, fino a controllarne ogni dimensione legata alla sfera della vita privata e ad isolarla dall’esterno.

Le condizioni necessarie alla persuasione

Affinché il processo di influenza e persuasione funzioni, i leader creano un contesto e un’atmosfera che facilita il processo di destrutturazione del senso di identità degli affiliati. Alcune tra le principali condizioni che garantiscono ai leader una certa efficacia persuasiva sono state indicate da diversi studiosi. Le riportiamo di seguito:

l’utilizzo di una doppia agenda: il leader sottopone gli adepti ad una serie di piani, attività, esercizi, che solo apparentemente servono il fine dichiarato, ma che, ad un altro livello, sono strumentali al raggiungimento del loro fine delinquenziale;

induzione di un senso di insignificanza e di incapacità decisionale: una volta introdotte le attività del programma, i leader lentamente e implicitamente cercano di erodere la fiducia e la stima verso se stessi degli affiliati. Per fare questo la persona viene indotta a recidere qualsiasi rapporto familiare ed interpersonale. La persona sarà sempre più isolata, dipendente, vulnerabile e confusa. Tutti questi aspetti prepareranno il terreno per la vera e propria destrutturazione, attraverso l’uso di diverse tecniche psicologiche;

manipolazione del linguaggio: attraverso la manipolazione del linguaggio i leader diffondono un nuovo gergo con lo scopo di introdurre nuove modalità dialogiche e di pensiero tra gli affiliati col fine di confermare idee e pensieri connessi al presunto ideale e contenere ogni resistenza e critica allo status quo;

la credenza del tutto o niente: ogni idea, atto o giudizio viene riassunto dal leader secondo una logica dicotomica (es: bene o male, bianco o nero). Tutto ciò che è esterno è diverso e viene etichettato come impuro, malvagio e da sottomettere alla richiesta di purificazione, espiazione, cambiamento di cui la setta si fa promotrice.

Le fasi del cambiamento di Lewin

Le fasi che conducono l’affiliato attraverso la modifica delle abitudini, delle credenze e dei comportamenti sono indicate nel modello di cambiamento tripartito di Lewin e approfondito da Shein3:

Fase 1 – Scongelamento: in questo primo stadio l’identità della persona viene messa in crisi. Quest’ultima viene spinta a riflettere su valori, abitudini e comportamenti passati. Nel mentre ciò accade viene sottoposta ad una revisione del proprio passato, dei comportamenti giusti e di quello sbagliati secondo la setta. L’introduzione di nuovi schemi e modi di pensare e comportarsi secondo la setta creano una frattura col passato. Si genera così uno stato di squilibrio, ansia ed incertezza su cosa sia giusto o sbagliato.

Fase 2 – Cambiamento: la maggiore suggestionabilità indotta nel precedente stadio prepara il terreno alla seconda fase di “cambiamento”. La persona sente che i dubbi e la confusione riguardo al suo passato possono essere ridotti adottando le nuove concezioni propugnate dal leader e dal gruppo. In questa fase la pressione dei pari e del gruppo è un elemento centrale che favorisce l’aderenza e il conformismo alle idee ed ai comportamenti della setta.

Fase 3 – Ricongelamento: in questa fase il gruppo ed il leader tentano di stabilizzare e cristallizzare le nuove credenze attraverso premi e punizioni. In questa fase il leader è solito rinforzare l’aderenza ai precetti della setta reinterpretando positivamente i nuovi comportamenti. Una delle tipiche affermazioni è “la vostra vita prima di appartenere al gruppo era sbagliata, mentre ora la vostra nuova vita è “la via”.

Sotto, in tabella, indichiamo alcune delle tecniche di persuasione più comunemente utilizzate:

Tecniche di persuasione fisiologica
Iperventilazione
Movimenti ripetitivi
Cambiamenti forzati della dieta e del sonno
Manipolazioni corporee
Ansia indotta da rilassamento
Tecniche di persuasione Psicologica
Trance ed Ipnosi
Immaginazione Guidata
Direttive indirette
Pressione dei pari
Manipolazione Emotiva

La persona che è oggetto di influenza inizia così a cambiare senza esserne consapevole. L’essere all’oscuro dei veri fini facilita il processo di adattamento sociale e di accettazione di credenze che, se fossero percepite come discordanti, verrebbero respinte. Mano a mano che il percorso procede la persona è sempre più coinvolta nelle dinamiche gruppo, ma anche sempre più stanca e sfinita, così da non accorgersi del cambiamento. Il proprio sé finisce con il confluire in modi di sentire e di pensare sovraimposti e conformi ai vissuti del gruppo.

I motivi per cui le persone sono spinte a credere a pseudo guru e illuminati sono vari e meriterebbero una trattazione a parte. Ci preme però sottolineare un dato: secondo un rapporto dell’Osservatorio Nazionale Abusi Psicologici, nel 2017 circa il 5% della popolazione italiana è stata ridotta in una condizione di schiavitù psicologica all’interno di una psico-setta. Sempre secondo questo report, al 2017, in Italia, ci sarebbero circa 3000 sette minoritarie locali, mentre quelle più grandi, che contano un numero di iscritti di gran lunga superiore, sarebbero dieci4.

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Riferimenti

  1. http://www.assotutor.it/sette-e-psicosette.html
  2. Margaret Thaler Singer, J.Lalich, Cults in Our Midst, Pubblicato nel 1995 da Jossey-Bass Publishers, ISBN 0-7879-0266- 7
  3. Petitta L. (2011). L’ intervento per lo sviluppo organizzativo. Teorie e tecniche. Franco Angeli.
  4. https://www.panorama.it/news/psico-sette-in-italia-e-emergenza

Psicologo con la passione per gli studi sulla criminalità organizzata.
Sul ControVerso trovate qualche mio contributo in merito e una rubrica personale: #SpuntidiPsicologia.

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