Tre parole di Libertà conquistata

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Oggi cade il 76 anniversario dalla liberazione dell’Italia dal nero nazifascismo che tenne il paese bloccato in un ventennio di orrori, paure, sopravvivenza, disperazione e morte.
Dopo settantasei anni da quegli orrori e colori (quest’ultimi fin troppo rimpianti negli ultimi tempi) privi di luce, biechi come l’animo umano quando ignora il dolce calore del sentimento e la vivace nitidezza dell’Amore e dell’uguaglianza, l’Italia si ritrova con un pathos diverso dagli altri anni a guardare indietro a quel secolo, neanche troppo lontano, e farci conti.
Questi sono gli anni delle crisi, da quella economica del 2008 a quella del Coronavirus del 2020 e che ancora oggi, in piena pandemia, ci vede suoi succubi. Un anno diverso con festeggiamenti relativi e moderati, un anno in cui bisogna trovare una forza, una speranza senza cedere a quei mali dell’animo di cui proprio oggi, nel celebrare la loro sconfitta all’insegna della trovata libertà, siamo memori.
Emergono forti 3 parole chiave in questo 2021.

Il primo: consapevolezza.

Consapevolezza piena dell’emergenza pandemica, che grava da un anno sulle nostre spalle e scava i meandri della nostra mente facendoci domandare, come minor malus, di quale colore saremo colorati il giorno seguente. Rosso, cremisi come la rabbia o marcato come il

sangue di quei partigiani; arancione, bramoso di vita, come quei giovani che la parsero; oppure giallo, un giallo amaranto come le divine feste e protetti, come di protezione furono le gesta che hanno permesso a tutti noi, oggi, di far di queste e quelle valutazioni
Alla malvagità dell’assenza di colori del Ventennio in cui un virus umano si abbatté sull’Europa, oggi si contrappone in una tragica antitesi un’esplosione di colori (rosso, arancione, giallo, bianco) che presagisce il contagio di un altro virus, questo della natura che si abbatte stavolta sul mondo costringendoci a negare quella libertà duramente guadagnata, ma che, forse, non ci siamo abbastanza meritati. Un effetto karmico contro il virus-uomo o una mancanza di visione dei leader del mondo nel gestire situazioni di questo tipo, per cui nella visione Hobbesistica (permettetemi il neologismo) lo Stato occidentale è chiamato ad essere Stato ? Ma, in questo caso, è veramente incapacità dei governati o colpa dell’ignavo disinteresse dei governati a chi li governa ?
Consapevolezza, così, diventa la prima parola chiave e può portare a riflessioni o manifestazioni di ribellioni. Infatti laddove fino ad un anno si scendeva in piazza per acclamare un dux, che poteva condurre solo gli Ιταλὀι come lui ( plurale di Ιταλὀς come erano chiamati, dagli antichi greci, gli italici, deducendo l’origine del nome dallo storico Romanelli, e che vuol dire pecorari, nel senso allevatori di pecore n.d.r.), ora si scende ancora in piazza, ma non si acclama un duce, ma una scodella, una pentola, un fornello. Questo è ciò che hanno acclamato per esempio i manifestanti che, non molte settimane fa, sono scesi in piazza a Roma per chiedere ri-aperture. Sia ben chiaro, aprire ora indistintamente senza un piano strategico (averne uno!) è follia pura, ma quella piazza è il simbolo di persone che ormai non riescono più a tirare avanti e chiedono una forte risposta, un forte sostegno che non sempre può o riesce ad arrivare. Sono un simbolo di un Italia che muore, sì, sotto i colpi del Covid, ma anche sotto i proiettili di un fuoco amico. Ora vi è consapevolezza dei veri problemi e di come la libertà è un paradigma non fisso, non acquisito: bisogna lottare per averla e meritare per mantenerla, perché se ai vertici non ci sono le capacità per gestire tutte o talune emergenze, bisogna ricordare che i vertici si scelgono. E si possono scegliere proprio da quel non molto lontano aprile.


Qui arriviamo alla seconda parola chiave, ricordata anche dal Presidente della Repubblica: Resistenza.


La crudeltà praticata dai nazifascisti anche contro anziani, donne e bambini inermi non fiaccò l’aspirazione alla libertà, ma, anzi, rafforzò il coraggio e la determinazione di chi decise di opporsi. Rinascita, unità, coesione, i sentimenti che hanno consentito al Paese di archiviare con la Liberazione una pagina nefasta della sua storia. Una memoria consapevole che guarda al futuro”. Ma non dimentica l’importanza della riconciliazione: “Le conquiste politiche, sociali, culturali, i diritti, la libertà di opinione, di voto, di associazione, di cui godiamo oggi, trovano il loro saldo radicamento nel 25 aprile. E, grazie alla Repubblica e alla sua Costituzione nate dalla Resistenza, furono estesi a tutti, senza eccezioni. A chi partecipò al movimento di Liberazione, a chi lo sostenne, a chi se ne sentì estraneo, anche a chi lo combatté”.
Queste le parole del Capo dello Stato, una Repubblica e tutte le sue conquiste nate dalla Resistenza. Resistenza prima di alcuni, poi dei molti ed infine di tutti o quasi, perché non bisogna dimenticare, come anche l’attuale presidente del consiglio Mario Draghi sottolinea, “dobbiamo anche ricordarci che non fummo tutti, noi italiani, ‘brava gente‘ ”, ed infatti fu così ma grazie a quei pochi, di cui Sandro Pertini fece parte, si ottenne una scossa che portò in seguito ad una liberazione e poi una ricostruzione. Il non arrendersi, l’attuazione del coraggio nella sua forma più estrema e più nobile hanno fatto sì che quella libertà fosse conquistata ed è qui che la parola Resistenza assume il ruolo di parola chiave. Come detto, la libertà è un dono divino da tenersi stretto meritandolo, nell’unico modo: attraverso atti di coraggio continui nel quotidiano, adempiendo ai propri diritti e doveri, a regole comuni, ma anche praticando nelle regole comuni, e talvolta anche fuori da quelle, una vera a e propria Resistenza che deve avere i connotati più nobili: l’interesse di una comunità ed il fine della conquista di libertà.


Terza ed ultima parola chiave è Rinascita, anche questa nominata dal Presidente della Repubblica Mattarella.


La rinascita è quella che è stata completata dagli italiani nuovi, restituiti della loro libertà, poi donata alle generazioni future, cioè a noi.

Allora, proprio come quegli anni bui, oggi questo nemico, questo virus, che definirei nazista, che colpisce i più deboli, i più indifesi, ma può inserirsi in ognuno di noi, proprio come il germe dell’odio, deve essere combattuto e può essere sconfitto, proprio come quei nazisti e fascisti.


Sconfitto con le 3 parole chiave.

Consapevolezza dei cittadini per tutto ciò che davano per scontato, una consapevolezza che DEVE tradursi in un rispetto reciproco, in un senso di comunità che DEVE PERMANERE dopo il Covid, una solidarietà comune che faccia avere anche la piena coscienza che LA SOCIETA’ siamo noi e bisogna farne parte. NON CI SARA’ PIU’ CHI COMBATTE PER TE, la libertà va meritata nel quotidiano. Resistenza, da parte dei cittadini che da un anno sono chiusi nelle loro case e Resistenza delle categorie: infermieri, dottori, personale sanitario, scolastico e dell’industria alimentare che non deve essere ignorato e lasciato in un angolo. Gli unici che possono dar lustro a questi partigiani, in versione 2021, siamo noi cittadini attraverso la consapevolezza. Diventiamo, quindi, noi stessi la Resistenza. Resistenza di un cambiamento e di una Rinascita.
La speranza è che, dopo questi anni, avvenga una rinascita di principi, valori, priorità. Che si investi sulla cultura, sul turismo, sulla innovazione, sul green. Che si percepisca il cambiamento. Che ognuno di noi nella sua città, nella sua famiglia, nella sua casa, nel suo intimo, se ne faccia portatore.
Non esiste altro modo. Può sembrare utopistico… e vi svelo che lo è ! ma senza utopia non vi è un sogno e senza sogno non vi è cambiamento.
D’altronde se nel 1945 dei giovani ragazzi non si fossero svegliati col sogno di una libertà comune, dell’utopia di una comunità vera, indipendente senza il domino nazifascista, io non sarei qui a scriverne, né voi a leggerne.
Solamente insieme si può cambiare, servono solo scintille, anche piccole ed il 25 aprile non fa altro che ricordarcelo ogni anno, questo più degli altri.
Siate ognuno la scintilla del vostro proprio mondo

In memoria dei ragazzi sacrificati alla patria ed alle 119 mila persone morte in Italia, vittime del Covid-19.

Ivano Manzo

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