La natura delle consorterie italiane – Parte I: Cosa Nostra

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In questo ciclo di articoli tratteremo prevalentemente della struttura delle tre associazioni criminali italiane più conosciute, anche alla luce del numero di dati storiografici, giudiziari e socio-antropologici a disposizione: Cosa nostra, ‘Ndrangheta e Camorra.

Nell’introdurre il discorso non possiamo fare a meno di ribadire che l’ordinamento interno, che le varie cosche criminali si sono date, è caratterizzato da un assetto coerente e ragionato, frutto di un adattamento sociale dipanatosi nel corso dei mutamenti politico-sociali e territoriali. In tal senso la loro struttura interna funge da collante sociale e da assetto regolamentante interno. Ogni cosca ha una precisa struttura che può assumere tratti verticistico-piramidali o, viceversa, una disomogeneità pulviscolare-orizzontale, quest’ultima caratterizzata da una maggiore autonomia, ma anche da un certo disequilibrio fra le famiglie criminali. Tra gli altri elementi caratterizzanti l’organizzazione delle consorterie mafiose, è importante tenere conto della morfologia territoriale e dell’estensione della rete mafiosa, che negli anni 80 ha permesso un salto di qualità verso nuovi mercati e traffici, finanche in altre regioni, dal Nord Italia all’estero, e più recentemente nei paesi orientali in via di sviluppo.

Cosa Nostra

Le prime notizie su Cosa Nostra si ebbero dalle inchieste del questore di Palermo Ermanno Sangiorgi, nel suo rapporto che coprì gli anni dal 1898 al 1900. In seguito subentrò un periodo di silenzio fino alla strage di Ciaculli (1963), frazione di Palermo, “[…] quando una Giulietta al tritolo destinata ad un gruppo avversario ammazza invece sette carabinieri […]”. Proprio a partire da quell’episodio venne istituita la prima Commissione parlamentare antimafia (Barbagallo, 2011, 109). Da quell’atto si procedette verso la prima grande inchiesta contro il potere mafioso siciliano. Nel 1984, da un’idea del magistrato Rocco Chinnici, nacque il primo «pool antimafia» composto da tre giudici, poi aumentati a quattro dopo il suo assassinio, che avevano il sogno di restituire la Sicilia ai siciliani. Le indagini meticolose di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino permisero di ricostruire la storia del crimine Siciliano in 33 volumi di atti parlamentari che, ad oggi, parafrasando le parole dello storico Isaia Sales, “[…]sono una colossale miniera per la società della cultura dell’informazione” (Sales, 1988, 8). Si aprì così un’istruttoria durata un anno (1985), terminata la quale prese piede il processo di primo grado.

Dalla ricostruzione contenuta nell’istruttoria emerse chiaramente la capacità delle cosca siciliana di riorganizzarsi e di allontanarsi da un modello organizzativo che potremmo definire puramente repressivo. Alla luce delle nuove mire riguardanti la gestione degli appalti e, in senso più ampio della politica, la mafia decise di fare del silenzio, non solo popolare ma anche criminale, uno strumento di omertà, inabissandosi.

In tal senso, il 12 ottobre del 1957 segna un momento storico per la mafia. Al Grand Hotels de Palmes di Palermo si riunirono importanti esponenti di Cosa nostra e dei loro affiliati americani per decidere della spartizione territoriale alla luce dei nuovi affari. La mancanza di un organo interno a Cosa Nostra avrebbe reso difficile la convivenza tra i gruppi mafiosi, che non avrebbero potuto basarsi su una già precaria gestione consuetudinaria della giustizia. Era dunque necessario un organo di gestione superiore che potesse riorganizzare la mafia siciliana in vista delle nuove fonti di business. Ecco che la mafia, così come altri fenomeni sociali, dimostrò una capacità di adattamento e di permeabilità sociale in continua evoluzione.

Struttura in breve

La nuova gerarchia di Cosa Nostra, almeno per come la conosciamo grazie al lavoro dei giudici Falcone e Borsellino, trae linfa vitale dalla famiglia, il nucleo principale dell’organizzazione siciliana. Ogni nucleo familiare è costituito da soldati, anche detti uomini d’onore, raggruppati in decine; ciascuna decina è guidata da un capodecina. Al vertice di ogni famiglia abbiamo un capo, con il potere di eleggere un vice ed alcuni consiglieri di quest’ultimo, eletti dai soldati. Un raggruppamento di tre famiglie forma un mandamento, che sarà rappresentato all’interno dell’organo piramidale superiore (anche detto cupola) da un singolo portavoce. Le famiglie palermitane prendono il nome dai quartieri della città, quelle in provincia dall’omonima provincia. L’organo superiore a cui fanno capo i mandamenti è chiamato «Commissione». Nel corso del tempo vi sono stati svariati tentativi, con non poche ripercussioni e torsioni dittatoriali di alcuni appartenenti alla cosca, col fine di istituire tale Commissione. Si raggiunse così tale ordinamento: furono create due commissioni distinte per funzioni e luoghi di ritrovo, una provinciale ed una regionale. La prima era la più potente, in quanto racchiudeva le principali famiglie concentrate a Palermo e provincia, l’altra era rappresentativa dell’intera regione e venne creata solo nel 1975.

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Struttura familiare

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Struttura territoriale

Conclusione

Lo straordinario lavoro dei magistrati Falcone e Borsellino diede vita al Maxiprocesso di Palermo, che deve il proprio soprannome alle sue enormi proporzioni: in primo grado gli imputati furono 475 (poi scesi a 460 nel corso del processo), con circa 200 avvocati difensori. I tre gradi di giudizio durarono dal 10 febbraio del 1986 al 30 gennaio del 1992. Quello che accadde dopo con le stragi di Capaci e via D’Amelio lo sappiamo, e sarà la testimonianza reale e simbolica, allo stesso tempo, di quali possano essere le conseguenze per chi ha tentato di sovvertire un equilibrio che non ha visto solo la mafia, ma anche apparati dello stato, coinvolti e collusi. Ad oggi il processo sulla trattativa Stato-mafia sta cercando di appurare proprio la natura dei legami tra alcuni vertici delle istituzioni e Cosa Nostra.

Aula del Maxiprocesso

In sostanza, quello che abbiamo cercato di esporre, è la pregnanza di un fenomeno, quello mafioso, in continuo mutamento; intelligente e reattivo, che richiede un costante monitoraggio e studio per far sì che giurisprudenza e sociologia possano trovare un terreno comune per combattere un fenomeno tanto complesso e sfuggente.

Vincenzo Casapulla

Classe 1995, sono nato a Caserta, capoluogo celebre per la residenza reale ai tempi dei Borbone. Ho conseguito la laurea magistrale in Psicologia del lavoro e delle organizzazioni.
Cos'altro dire ... per quanto mi riguarda, non c'è nulla di più bello che fare una passeggiata immersi nella natura. Ovunque ti giri c'è poesia. Puoi ritrovare te stesso e il senso di tutto, ed essere a tu per tu con il mistero della vita. Leggo spesso libri che trattano della criminalità organizzata, sulla quale ho peraltro basato la stesura della tesi di laurea triennale in antropologia culturale. Proprio la scrittura mi è di aiuto a mettere insieme le conoscenze e le letture passate per condividerle e renderle materia di scambio e fonte di idee.

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