Perché la vittoria dei Maneskin è un trionfo per l’Italia intera

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Un trionfo totale all’Eurovision song contest per l’Italia. Un trionfo per i Maneskin costruito mattone su mattone: dai primi esordi televisivi risalenti ad X-factor fino alla kermesse sanremese. Anche un riscatto della band romana, un successo che viene dalla strada, dove inizialmente la band suonava.

Qualcuno (per fortuna pochi) in Italia ancora non capiva l’arte ed il nuovo stile di questi ragazzi che hanno sfoggiato tutte le qualità e le potenzialità della loro canzone e del genere italian rock, come è già stato ribattezzato da molti.

La vittoria dei Maneskin all’Eurovision è un bene innanzitutto dal punto di vista musicale, ma non solo. Infatti la vincita del contest permetterà all’Italia di realizzare in casa propria il prossimo Eurovision e questo significa introiti certi per il mondo dello spettacolo e lavoro per i tanti professionisti di questo settore; un settore nel bel paese messo in ginocchio da oltre due anni a causa dell’emergenza Covid-19.

L’Eurovision diventa così immediatamente un’opportunità per rilanciare e far ripartire il settore artistico ed il mondo dello spettacolo, con tutti i suoi professionisti. Questa che la band romana ha regalato a tutti noi, rappresenta un’occasione di vera ripresa, turistica ed economica, oltre che artistica. Basti pensare a quanti visiteranno il nostro paese e mangeranno nei ristoranti, dormiranno negli alberghi, genereranno un introito ingente.

Avere una così importante competizione in casa propria significa avere la porta vuota per segnare un goal decisivo. Un goal che consente di recuperare le perdite di tre settori (turistico, spettacolo e gastronomico) messi oltre le strette dall’emergenza sanitaria.

Per l’Italia occasione anche di riscatto mostrare al mondo intero, attraverso la più grande kermesse europea che ha saputo resistere all’emergenza pandemica e trovato la forza di ripartire. E riparte con la cultura e con l’arte, i simboli massimi di cosa significhi essere italiani.

Potrà mostrare in mondovisione le sue bellezze e le sue maestranze ancora una volta. Un’occasione da non sprecare e che va ad incastrarsi perfettamente con il PNRR che il governo italiano sta in questi mesi definendo e approvando, per la rinascita economica e sociale del Paese.

Certo, le ultime edizioni dell’Eurovision sono state molto costose: i costi si aggirano sempre ben oltre i 20 milioni di euro; se si guarda alle ultime edizioni (28,5 milioni di euro in Israele, 23 in Portogallo, 27 in Ucraina), la Svezia ha leggermente invertito la tendenza con soli 13 milioni spesi.

Tuttavia, a fronte di queste che paiono spese considerevoli, i ricavi che i vari paesi hanno guadagnato sono incredibilmente ben più alti: il Portogallo ha avuto una ricaduta positiva economica sul settore del turismo per 25 milioni di euro. I pernottamenti negli hotel sono aumentati del 37% . A questi ricavi vanno aggiunti poi introiti degli sponsor e delle varie local tax.

Un aumento del turismo vertiginoso il beneficio ottenuto dall’Ucraina che ha goduto di una massiccia presenza di turisti nelle proprie città per settimane e una ricaduta positiva sul settore del turismo di oltre 20 milioni di euro. Anche in questo caso, vanno aggiunte poi le entrate degli sponsor. Perfino in Svezia, dove il costo è stato molto più contenuto, il settore del turismo ha avuto introiti di ben oltre 37 milioni di euro.

Sono cifre immense, da capogiro che in questo momento storico consentirebbero un balzo ed una ripresa del settore in Italia enorme.

Il Festival già col turismo si ripaga da sé. Va poi considerato che gli introiti degli sponsor e del format televisivo andranno divisi tra il comune che ospita l’evento e il servizio pubblico che trasmetterà la kermesse.

In Italia, una simile manifestazione, anche se in proporzione minori, esiste ed è il Festival di Sanremo, che puntualmente ogni anno ha costi molto elevati, che fanno discutere, ma poi i ricavi fanno tacere sempre tutti.

Il pubblico in Italia è di circa 40 milioni di utenti e l’evento sanremese riesce sempre a portare a casa, come ultimo caso, oltre i 20 milioni di euro.

Cosa si potrebbe fare con un bacino più ampio di utenza? Con uno spettacolo dove sono coinvolti 500 milioni di telespettatori con 200 milioni di media effettiva registrate negli ultimi anni?

Potenzialità enormi. Vetrina importantissima. Inoltre, in Italia sicuramente i benefici economici ricavati da un’onda turistica attirata dal contest sarebbe molto superiore alla media che hanno avuto gli ultimi paesi.

Ma dove si potrebbe ambientare l’Eurovision song contest?

I luoghi sono veramente tanti, le bellezze molteplici ed è difficile ipotizzare un città da adesso.

Però una cosa è certa: ovunque sorgerà, sarà una buona scelta ed un rammarico per le altre città.

Volendo fantasticare si potrebbe pensare a Milano, che ha già ospitato in passato un evento mastodontico quale l’expo; potrebbe essere Torino, una delle città ideali grazie alle sue strutture; altra probabile potrebbe essere Bologna, dove la musica è di casa (basti pensare al Maestro Lucio Dalla).

Potrebbe essere Napoli, laddove si pensasse di farla al sud. O anche si potrebbe scegliere la Sicilia, sia per rinnovare un’immagine stereotipata sia perché anche lì il turismo ha molto sofferto. Potrebbe essere la Puglia, con Taranto, luogo simbolo.

Si potrebbe persino pensare a Procida, capitale della cultura italiana del 2021. Un’isola piccola turistica, dove potrebbe essere concentrata al massimo tutta l’attenzione per i controlli e il turismo si riverserebbe in un’esplosione di successo garantita.

Oppure, perché no, la Liguria, che già ospita il Festival di Sanremo potrebbe essere una soluzione. Un usato sicuro su cui puntare.

Insomma, veramente tanti posti dove poter ospitare questo grande evento che fa risalire e risaltare la bellezza della nostra nazione nel nostro paese.

La bellezza salverà il mondo”, diceva uno dei celebri personaggi di Dostoevskij.

A noi non resta che ringraziare quei ragazzi ed ammirare questa bellezza.

E gli altri…  gli altri ora tutti zitti e buoni.

L’Eurovision torna in Italia.

Ivano Manzo

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