L’incoerenza delle nuove restrizioni alla movida

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In Campania, negli ultimi tempi, è diventato uso, da parte di alcune amministrazioni comunali, emanare ordinanze per la chiusura entro un certo orario delle attività serali. Infatti, sia Napoli, guidata dal sindaco Manfredi che Caserta, guidata invece dal sindaco Marino, hanno cominciato una lotta a quella che, i grandi giornali, definiscono la “movida selvaggia”, alimentando restrizioni di nuovo conio sotto la giustificazione non più della pandemia, ma della ben più sfumata “sicurezza“. Quest’ultima che, giova ricordarlo, andrebbe garantita dalle forze dell’ordine sia attraverso l’organico che attraverso un controllo del territorio capillare, viene ormai definita “emergenza-sicurezza” per via di alcuni episodi che sono avvenuti nelle notti casertane e per gli schiamazzi nelle vie di Napoli.

Proprio attraverso la giustificazione della sicurezza, i due sindaci, con ordinanze molto simili, hanno dato quella che, entrambi, hanno definito una “stretta all’anarchia”, fatta in realtà anche contro la vendita di alcolici da asporto, che a Napoli è vietata dopo le 24, ed una stretta proprio contro le serrande dei locali, che devono essere abbassate in entrambi i Comuni entro le 2 di notte nel weekend, ed entro l’una dalla domenica al giovedì a Napoli. Quest’ultima città, inoltre, ha selezionato, per la chiusura, cinque quartieri specifici (Chiaia-Posillipo, Bagnoli, Vomero, Centro storico e Ferrovia) dando per scontato che la vita serale del fine settimana sia causa del quotidiano caos cittadino nei fine settimana.

A nostro avviso andrebbe detta un’altra cosa: perché caricare il peso della sicurezza collettiva sulle attività commerciali che incassano nel weekend quando basterebbe mettere delle forze fisse nelle zone di maggior frequentazione, dando anche un’immagine di sicurezza e garantendo una presenza costante delle autorità nelle tanto vituperate “aree della movida”. Di fatto la chiusura anticipata dei locali rappresenterebbe più una indiretta colpevolizzazione degli esercenti per comportamenti al di fuori del loro controllo. Eppure, nonostante ciò, il caos (che c’è ancora) nelle aree di maggior presenza di giovani il weekend soffre, nei due capoluoghi campani, della cronica assenza di presidi di sicurezza in quelle stesse aree.

Su questa vicenda va raccontato un episodio: la notte tra il 23 ed 24 aprile, in una serata dove non si erano ancora viste divise per strada, a Caserta, presso un locale di cui non verrà fatto il nome, si è presentato, davanti alla serranda, un manipolo composto da una decina di agenti della Polizia, dei Carabinieri e della Polizia Municipale, armati di libretto dei verbali e pronti a rimpinguare le casse comunali casertane con le sanzioni contro le attività colpevoli di fare anche pochi minuti di ritardo. Va detto, per dovere di cronaca, che l’agente ivi presente della Municipale di Caserta, con la penna pronta al verbale, ha concesso al proprietario del citato locale “5 minuti per la chiusura” alle 2.07, costringendo il titolare, che già non stava più servendo niente da almeno 15 minuti, ad accelerare in maniera pazzesca la propria chiusura. Tutto questo per raccontare di come le forze dell’ordine, nonostante il fatto che negli episodi che si sono susseguiti negli ultimi mesi a Caserta, siano state sempre assenti, ora, complice la giustificazione dell’ordinanza comunale, siano giunte in forze per far chiudere un singolo locale. Infatti, quando questo nutrito gruppo di agenti è arrivato, l’intera via, dove c’erano ancora molte persone che si stavano salutando, è diventata silenziosa, quasi come se stare all’aperto, il sabato sera, a Caserta, fosse diventato il vero crimine dei tempi moderni. Un tipico esempio del vecchio adagio di “forti coi deboli e deboli coi forti” dal sapore tipicamente italiano.

La sicurezza, certamente, può essere una giustificazione a mettere in campo un maggior numero di forze, ma non con il fine di una limitazione degli spostamenti. Questo va detto perché, dopo la pandemia, sembra che tutti si siano abituati alle continue restrizioni, all’idea stessa che esista un coprifuoco e, perché no, che magari il consumo di alcolici sia legato alla trasmissione del Covid-19. In Campania, insomma, con ancora freschi i ricordi dei lockdown della pandemia, si cerca di instillare nella mente delle persone l’idea che il coprifuoco, da misura eccezionale durante la pandemia, sia diventata, infine, la norma.

Da tale quadro emerge molto chiaramente la mancanza di un’assunzione di responsabilità da parte delle istituzioni preposte al controllo del territorio, già dimostratesi in passato tardive in un’ottica di prevenzione delle criticità legate alla movida. Nell’analizzare questi aspetti ricordiamo l’omicidio di Gennaro Leone, pugile assassinato nell’agosto dello scorso anno a Caserta in seguito ad una rissa certamente non scaturita dai commercianti. Numerose variabili restano legate all’emergenza sociale della violenza che coinvolge i nostri ragazzi, e la pandemia ha certamente giocato un ruolo cruciale nell’aumento dell’aggressività nelle nuove generazioni, non certo l’aggregazione sociale, diventata l’unica valvola di sfogo, nel bene e nel male. Abbattere quella che oggi chiamiamo movida vorrebbe dire eliminare l’unica opportunità per i nostri giovani di fare una chiacchierata, di sfogarsi, di condividere incertezze ed emozioni, rischiando così di comprimere ulteriormente i loro vissuti. Eliminare l’aggregazione sociale vorrebbe dire alimentare quei fattori che predispongono all’aggressività.

In questa ottica, il ruolo delle forze dell’ordine è investito di una rilevanza maggiore, di supporto, non tanto in un senso punitivo o repressivo, quanto di richiamo al senso di responsabilità che noi tutti abbiamo nei confronti dei giovani stessi e delle loro difficoltà.

La repressione delle attività commerciali rischia di alimentare un clima di sfiducia verso le istituzioni preposte, e di abbattere la dignità di chi, in due capoluoghi di provincia come Caserta e Napoli, investe tempo, risorse e passione in un contesto già di per sé molto complesso.

Giova ricordare, concludendo, quanto dice la Costituzione Italiana sul tema delle restrizioni:

Ogni cittadino può circolare e soggiornare liberamente in qualsiasi parte del territorio nazionale, salvo le limitazioni che la legge stabilisce in via generale per motivi di sanità o di sicurezza. 

Articolo 16 Costituzione

Dottore in Psicologia del Lavoro, con la passione per gli studi umanistici e la criminalità organizzata.
Il ControVerso fonde questi aspetti e mi permette di raccontarveli. Proprio qui troverete qualche contributo personale e la mia rubrica #SpuntidiPsicologia.

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