I commenti sono sempre utili? Un fatto ed una chiara difesa

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Mi è potuto capitare di assistere ad un evento strano quanto comune: commenti fatti di insulti gratuiti, immotivati, ingiusti.

“Cosa è successo?” direte, amici e cari lettori, il problema non è cosa succede ma ci arriveremo dopo, ho avuto la (s)fortuna di leggere un post in un blog, un articolo molto interessante su quanto la libertà sia in pericolo, su quanto ci stiamo abituando a una situazione anormale. Una verità difficilmente obiettabile osservando la serie di eventi che ci sono caduti addosso. La (s)fortuna sta in questo fatto: l’opinione espressa era giusta ma i commenti si sono soffermati su una delle cose che indica la superficialità nell’esame delle grandi problematiche generali: la forma, questo grande e spietato nemico, questo metro di distinzione  (nel pensiero di alcuni) tra chi sta sopra e chi sta sotto, questo odio verso un certo modo di esprimersi che non dirò se sia bello o brutto, questo è un giudizio personale.

Ci resta quindi un fatto da esaminare: perché? Cos’è successo? Quale strano processo mentale ha portato ad ignorare completamente quanto scritto, un fatto tanto generale?

Dovremmo, miei cari amici, seguire delle regole nell’esposizione? Non saprei, cercherò di raccontare meglio che posso. Il punto è che, appena pubblicato, questo post è stato colpito da una serie di semplicistici commenti, un feedback tremendo per chi ci mette sudore, dita sulla tastiera, cervello e tempo, un feedback tremendo e pure immotivato, a giudizio di scrive.

Vi chiederete:

Perché ti sta tanto a cuore la questione?

Uno dei miei lettori, spero

Avete ragione da vendere cari lettori, la cosa va spiegata dal mio modesto punto di vista: il punto è che i commenti sembrano motivati soprattutto dal nome dell’autore che appare sul Blog di questo famoso quotidiano che parla di fatti quotidiani, un autore che si dichiara militante del PD, e di cui ricopre cariche giovanili importanti, un ragazzo valevole, preparato, con cui politicamente potrei non essere d’accordo (ed infatti non sono d’accordo ma non voglio parlare qui del PD), che ha scritto un post in collaborazione con un’altra valevole ragazza dicendo solo , ad una lettura seria dell’articolo, una verità che risale a Rousseau ma lì declinata ai nostri tempi e, vi prego, perdonate la citazione ma è quella che riassume meglio quanto scritto da loro due:

Il cittadino deve armarsi di forza e costanza e ripetere ogni giorno della sua vita dal fondo del suo cuore ciò che diceva un virtuoso palatino alla dieta di Polonia: “Malo periculosam libertatem quam quietum servitium” (Preferisco una pericolosa libertà piuttosto che una tranquilla schiavitù)

Jean Jacques Rousseau, Il Contratto Sociale, 1762

e la difesa ad oltranza della libertà è un concetto universale, nessuno di noi direbbe che il Contratto Sociale è una boiata, spero.

Eppure il lavoro lodevole di questi due ragazzi è stato gettato alle ortiche, buttato nell’immondizia senza ricevere il giusto riconoscimento con casuali accuse di essere degno più di opere liriche che non di un mezzo di comunicazione, che quel post sono parole e non fatti, un monumento alla futilità.

Tutto ciò mi ha fatto pensare ad una cosa: che società stiamo costruendo? Quella dove il denaro definisce chi sei? Dove chi cerca di dire delle verità, chi scrive, riceve in cambio il lancio del letame? Cos’è successo alla nostra società, alla società della tanto proclamata libertà di pensiero, della Costituzione?

E questo singolo, piccolo evento, preso da solo, in una società dove sembra si dia valore ai soldi, agli account dalle belle foto, ai commenti scritti usando i gomiti sulla tastiera senza collegare un attimo il cervello a quelle estremità, mi ha fatto pensare, cari lettori: a che pro scrivere? Per farsi prendere a bastonate per strada? Così forse riuscirò a farmi un bell’account sui social, senza denti, probabilmente. Allora non dobbiamo lamentarci se le cose vanno come vanno, stiamo seminando vento per raccogliere la tempesta e questa tensione, questa rabbia insensata non porterà una semplice tempesta ma ad un vulcano di rabbia che solo il sangue e la violenza (per ora solo verbali da parte di certi politici) potranno tenere a freno mentre il mondo intorno a noi sta collassando.

Pensate insieme a me, cari lettori, cosa stiamo costruendo? 

Stiamo dormendo e non riusciamo a svegliarci e, spesso, chi scrive non ha bocca e vorrebbe urlare.

Vi lascio il link per l’argomento di cui ho parlato: https://www.ilfattoquotidiano.it/2020/04/22/il-coronavirus-ha-cambiato-il-nostro-linguaggio-ma-e-con-le-parole-che-prende-forma-il-futuro/5776917/ (Blog del Fatto Quotidiano).

Un saluto dall’ultima frontiera dell’umanità.

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