L’università a Scampia: è davvero la fine di Gomorra?

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Tutto è pronto. Dopo più di 17 anni dal lancio del progetto voluto da Antonio Bassolino, ieri è stato inaugurato il nuovo polo universitario di Scampia. Il complesso sorge sulle ceneri della vela H del rione di Scampia, teatro di serie tv e pellicole cinematografiche che hanno raccontato all’Italia una pagina buia legata al narcotraffico e alla criminalità organizzata in Campania. Il polo, dunque, si erge innanzitutto quale simbolo di legalità e di ricongiungimento tra le istituzioni e la comunità. La sua duplice funzione sarà quella di accoglienza didattica degli studenti in formazione della facoltà di medicina e di potenziamento della rete di supporto ambulatoriale dell’area nord di Napoli. Ma siamo certi che questo ricongiungimento stia avvenendo?

Certamente l’inaugurazione, avvenuta in pompa magna in presenza dei principali esponenti politici e del rettore dell’università, trasmette un messaggio ideale di speranza e di presenza istituzionale oltre che culturale. Su un piano pratico e infrastrutturale, invece, ravvisiamo un antico vizio di fondo: il potenziamento delle reti di collegamento e dei relativi mezzi di trasporto.

Vogliamo sollevare questo dubbio, perché nel nostro passato recente abbiamo già assistito ad un simile copione. Era il 2017 quando la TAV di Afragola venne inaugurata dopo 14 anni dalla sua progettazione; si tratta di un tempo che sarebbe bastato a costruire almeno in parte l’infrastruttura di collegamento con la linea regionale, l’aeroporto e la nuova linea AV Napoli-Bari. Oggi, invece, è il trasporto su gomma a sopperire a tale mancanza, per cui la TAV non è altro che una “cattedrale nel deserto”.

Tav di Afragola vista dall’alto

Ci chiediamo dunque che ruolo di riscatto sociale dal degrado e dalla delinquenza possa avere oggi il polo della Federico II. Per poter rilanciare una nuova cultura del dialogo e aprire orizzonti alternativi, riteniamo che l’università dovrà attrarre studenti e studentesse anche da fuori regione. Noi immaginiamo una Federico II crocevia di generazioni e giovani provenienti da fasce sociali diverse che potranno arricchire e favorire un’osmosi culturale con il territorio.

A nostro parere la sfida sarà quella di attrarre nuove idee e menti, e per farlo, sarà inevitabile passare per una rete di collegamento e di trasporto che potrà agevolmente connettere il territorio campano con altre realtà, offrendo tutta una serie di servizi pubblici a supporto degli studenti: alloggi, mense, biblioteche, centri di specializzazione. La stessa TAV di Afragola ha un ruolo strategico all’interno dell’area metropolitana di Napoli: pensiamo agli studenti fuori sede che dovranno spostarsi per raggiungere il loro nuovo alloggio; oppure quelli che dovranno muoversi internamente alla città per poter raggiungere le biblioteche e le varie strutture offerte dall’ateneo, che, per ragioni di spazio, sono dislocate altrove. Per vincere le logiche del quartiere sarà fondamentale – oltre al lavoro delle associazioni sul territorio – favorire una contaminazione culturale che le soppianti, al fine di restituire idee e progettualità sul futuro, che sono la vera spinta verso la voglia di riscatto e il desiderio di un futuro davvero migliore e alternativo che gli studenti e la comunità potranno – ci auguriamo – costruire assieme.

Psicologo con la passione per gli studi sulla criminalità organizzata.
Sul ControVerso trovate qualche mio contributo in merito e una rubrica personale: #SpuntidiPsicologia.

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