Matteo, da quando ti piace Montecitorio?

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Si legge in una nota della Lega:

«Restiamo ad oltranza in Parlamento, che è il nostro luogo di lavoro, finché non ci saranno risposte per tutti i cittadini. Madri, padri, imprenditori, commercianti, lavoratori non sanno cosa fare, non hanno certezze, non sanno se possono riaprire i loro negozi, non sanno quando i figli torneranno a scuola.»

Mascherina nera in volto, sguardo inebetito fermo sull’obiettivo, ed ora indossa anche gli occhiali che, chissà per quale arcana ragione, non gli danno l’aria da intellettuale, tanto agognata. Il cazzaro verde, insieme al suo partito, encomiabile per coerenza e strategia politica, stanotte ha occupato il Parlamento, in nome dell’impellente esigenza, in ordine alla quale «si torni a essere una democrazia compiuta».

Caro Matteo, adesso ti mostrerò un po’ di numeri, che documentano come tu abbia omaggiato questa cosa per te così familiare, che apostrofi con il nome di “democrazia”. Quando eri Ministro dell’Interno (ché già a leggere nella stessa frase Salvini e ministro, uno dovrebbe almeno essere colto da una subissante orticaria), la poltrona a Bruxelles per ben 8 volte s’è dovuta accontentare solo della tua foto. Del resto, capisco il tuo buon cuore, non volevi arrecarle troppo fastidio. Alle votazioni in Senato, hai partecipato 70 volte su 5.191, in percentuale solo l’1,3%. Potevi risparmiartelo.

Forse che quello di stanotte era un tentativo per recuperare tutte le tue assenze? Forse che ti rode l’improvviso calo di consensi? Matteo, che succede? Però, permettimi di porgerti i miei più vivi complimenti, per aver scelto il programma più adatto di tutti per proclamare questa iniziativa: nientepopodimeno che l’eruditissima Barbara D’Urso. 

Ma la cosa per la quale io proprio invidio il tuo ardimentoso coraggio, la tua audacia senza pari, è il fatto che tutte ‘ste assenze, tu le hai giustificate “per missione”, quando dovresti sapere (in teoria eh, solo in teoria, per carità), che l’art. 108 del Regolamento del Senato definisce con quest’espressione solo gli incarichi dovuti al Senato stesso. Si legge, infatti, che “I senatori che sono assenti per incarico avuto dal Senato o in ragione della loro carica di ministro non sono computati per fissare il numero legale”: in teoria, significherebbe che chi manca per tali motivi non subisce decurtazioni economiche. Quindi, tutti i tuoi elefanteschi comizi in piazza, tutte le tue “fughe” per onorare il tuo ruolo da leader di un partito (e che partito!) non possono essere annoverate, per evidenti ragioni, in questi famigerati incarichi. E menomale! (Comunque, anch’io vorrei svolgere la missione di andare a ballare al Papeete con un bicchiere di mojito in mano).

E tutti questi soldi rubati per queste assenze, che tu hai provato a qualificare come “per missione”, andrebbero calcolati nei famosi 49 milioni?

Sono ansiosissima di una tua risposta.

Clara Letizia Riccio

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