L’Italia ed il Super Pass 2.0

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È recente la notizia secondo la quale il Governo Draghi inventerà un nuovo livello: un “Super” Green Pass dal 6 Dicembre. La domanda fondamentale sarebbe se e quando sia sorta tale necessità; certo è che, nonostante oltre l’80% della popolazione sia stato vaccinato, con due dosi, uguali o diverse (cd. “eterologhe”), l’andamento dei contagi, per quanto molto migliore dell’anno scorso, non sembra soddisfare i tecnici di Palazzo Chigi. Gli italiani, stoici come pochi altri popoli, hanno accettato le restrizioni imposte su base personale, il controllo dei pass verdi.

Ma qual è la narrativa dietro questa storia? La narrativa è quella di un’epocale figura di merda da parte di questo Governo che, promettendo fondi, tra l’altro discussi dal Governo precedente, ed utilizzando un documento quanto mai “ibrido1 ha tentato di fare il “miracolo” senza adottare un provvedimento definitivo quale l’obbligo di vaccinazione, il quale, a norma della Legge 210/1992, prevede un indennizzo dalle conseguenze gravi di una vaccinazione obbligatoria, cosa che, con l’attuale sistema del Green Pass, viene ancora fatto passare, sempre nella narrativa governativa, come vaccinazione “volontaria“.

Ora, prima di addentrarci nella questione principale, affrontiamo questo concetto di “volontario“: la vaccinazione sarebbe tale se, non facendola, non ci fossero conseguenze di alcun tipo sulla propria libertà personale: da qui il senso dell’esclusione dall’indennizzo delle vaccinazioni volontarie, come previsto dall’articolo 1 della l. 210/1992. Invece, con il green pass “all’italiana”, la vaccinazione definita “volontaria” permette di evitare le restrizioni a cui sono sottoposti i non vaccinati: questo perché, evidentemente, nella narrativa governativa, i non vaccinati sono dei soggetti pericolosi, ai quali va applicato uno scientifico e selettivo lockdown: loro a casa e tutti gli altri fuori. Eppure, proprio per evitare un isolamento totale di quelle categorie non vaccinate, si era previsto, con un, pur pesante, esborso da parte loro, di ottenere un Green Pass di 48 ore facendo un tampone rapido.

Ed è qui che la narrativa del Governo stride con quanto ci è stato insegnato in una cultura democratica: per le vacanze di Natale (al momento) è previsto che i non vaccinati, per quanto ancora “liberi” di scegliere di vaccinarsi, siano esclusi da tutto quanto costituisce la vita sociale, oltre ad essergli impedito l’utilizzo dei mezzi pubblici. Sarebbe ingiusto il paragone con altre esperienze storiche di marginalizzazione, ma è chiaro che siamo vicini ad un apartheid dei diritti, dove una minoranza viene, sistematicamente, esclusa dalla partecipazione alla vita comune.

Non basta, allora, dire che i non vaccinati sono pericolosi. Se si vuole davvero tutelare la salute pubblica, il Governo deve assumersi la responsabilità di imporre l’obbligo vaccinale, ed allora, prevedendo un comando, sarebbe legittima una sanzione quale può essere una limitazione simile a quella prevista per le persone senza il Green Pass. Questo perché non è concepibile che venga evitato il tanto vituperato “obbligo” per poi creare un obbligo di fatto che penalizza ed avvilisce il concetto stesso di “libera scelta”. Insomma, se non ci si fida della buona volontà degli italiani, il Governo deve prendersi carico della responsabilità politica ed amministrativa di un obbligo vaccinale, senza girare intorno ai concetti della “coazione indiretta” e del “premio per i vaccinati” 3: uno Stato, per dirsi democratico e trasparente, deve essere tale negli atti che compie e non solo a parole.

Del resto, non è logico, né tantomeno garantista, che ad una libera scelta consegua una sanzione. Questo concetto, base di una lezione di Diritto di primo anno, è collegato all’equazione “comando-sanzione” e non “scelta-sanzione”, per cui, circuendo quella che è l’equazione democratica, si è arrivati al paradosso della marginalizzazione di una minoranza. Per cui, come detto, sia in questa sede che in altre, ci troviamo di fronte ad una “libera costrizione” o, ad un “obbligo non obbligatorio”, un controsenso tutto italiano di cui il Green Pass è lo specchio delle unicità tutte italiche nel gestire la pandemia. Eppure sarebbe facile, nonché legittimo, concepire le restrizioni per i non vaccinati quale sanzione per la violazione dell’obbligo vaccinale, similmente a quanto accade per l’età scolare.

Una ricostruzione grafica del Green pass, il certificato digitale Covid dell’UE. Torino 23 luglio 2021 ANSA/TINO ROMANO

Ebbene, da tutta quest’ambigua situazione, sono nati vari gruppi di vendita di Green Pass falsi, furti di chiavi di sicurezza ed altro. La narrativa giornalistica odierna ci dice che queste cose errano fatte nell’oscuro “deep web” quando, in realtà, la creazione di questi Green Pass era stata fatta su un sito di proprietà della Microsoft qual è Github, nella piena trasparenza delle Rete e, nella stessa sede, sono, inoltre, presenti le raccolte di codici del software alla base del funzionamento dell’applicativo “Verifica C19”. Insomma, tra notizie dubbie, mezze verità ed allarmismo verso i non vaccinati, la tanto agognata “immunità di gregge”, promessa al 70% della popolazione vaccinata, non è arrivata, adesso che, con due dosi, è stato vaccinato l’84% della popolazione oltre 12 anni.

E, dentro questo sistema fatto di informazioni discordanti, di prese di posizione, di Regioni che chiedono, per restare aperte, di tenere a casa solo quelli senza Green Pass, lascia davvero sgomenti con quanta, insostenibile leggerezza si riesca addirittura a pensare di isolare dei cittadini, secondo una narrativa ed una propaganda di ricerca di un nemico e di un capro espiatorio per dei fallimenti che non sono imputabili a nessuno. L’Italia che, tra i paesi europei, è stata tra quelli che ha vaccinato più in fretta, sta conoscendo un’ondata più leggera degli altri Paesi e la situazione può dirsi ancora sotto controllo.

Eppure non è stata l’Italia il primo paese ad imporre l’obbligo vaccinale; è stata la piccola Austria, prendendosi anche le conseguenze di un simile atto legislativo. Del resto, l’obbligo vaccinale non sarebbe anticostituzionale, proprio a norma dell’art. 32 comma II2, e la possibilità di indennizzo per eventuali conseguenze gravi sarebbe il punto di equilibrio tra esigenze contrapposte di libertà personale e sanità pubblica, entrambi valori costituzionali.

Da questo Governo e da questa colorata maggioranza nata per spartire i fondi del PNRR servono risposte, non contraddizioni, dubbi ed una narrativa volta alla ricerca di un medievale “untore”. E’ giusto chiedere al Governo una presa di posizione chiara verso l’obbligo vaccinale, prevedendo, come buona norma richiede, delle sanzioni alla violazione dell’obbligo. Ciò è stato previsto per i bambini sin dagli Anni ’50 ed è sorprendente come, in un momento come questo, non si arrivi alle stesse conclusioni.

Vale sempre, in conclusione, l’invito a vaccinarsi, ma vale anche il principio di trasparenza e democraticità degli atti governativi : non è possibile che, poiché ci troviamo in uno stato di emergenza, siano scomparsi anche i principi fondamentali di uno Stato sociale dei diritti, quale l’Italia è (o dovrebbe essere). Il Governo “d’emergenza” deve dare risposte e deve garantire il diritto dei cittadini alla vita sociale non attraverso una furbesca “volontà coatta”, ma attraverso un più garantista obbligo e, se del caso, indennizzare le conseguenze negative della vaccinazione attraverso lo strumento previsto dalla l. 210/1992.

Questo Green Pass, da strumento di viaggio europeo, sta diventando uno strumento per discriminare le persone nel loro stesso Paese e, nel mentre le persone si scannano su questo problema dalla facile soluzione (l’obbligo), il governo continua ad approvare, alla velocità della luce, decreti e riforme che non passano sotto la lente dell’opinione pubblica.

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[1] Perché non è una patente, non è un documento d’identità, non è un concessione amministrativa, ma era nato, secondo quanto detto dal Regolamento UE 2021/953, per agevolare gli spostamenti nei Paesi dell’Unione, non per bloccare nel proprio Paese gli stessi cittadini.

[2] “Nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge. La legge non può in nessun caso violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana”

[3] Come detto dalla On. Serracchiani a “Porta a Porta” il 24 Novembre 2021

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