La versione di Azzolina, un libro sull’essere Ministro

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Venerdì 21 Gennaio, a Castellammare di Stabia, nel napoletano, si è tenuta la presentazione del libro “La vita insegna“ (ed. Baldini + Castoldi con prefazione della Sen. Liliana Segre) dell’On. Lucia Azzolina e noi del ControVerso eravamo presenti, pronti ad ascoltare le verità dell’ex ministra siciliana a ben 11 mesi dopo la fine del Governo che la vedeva occupare il dicastero dell’istruzione, ossia il cosiddetto Conte II ( in carica dal 5 settembre 2019 fino al 13 febbraio 2021).

L’ex Ministro dell’Istruzione, la più giovane in quell’esecutivo, è una donna siciliana, laureata in filosofia e giurisprudenza ed è stata insegnante di una cattedra a Biella prima di essere eletta alla Camera dei Deputati col Movimento 5 Stelle, è diventata, ben presto, nota per l’avvicendarsi dei numerosi provvedimenti riguardanti il mondo della scuola durante la gestione della fase iniziale della pandemia da Covid 19. Dalle chiusure degli edifici scolastici, all’uso della Didattica a Distanza (DAD) fino alle successive aperture; scelte drastiche, alcune difficili e molto sentite ed altre contestate, specie dalla carta stampata.

La narrazione di quel periodo, nella versione che ne dà l’Azzolina, si trova nel suo libro autobiografico, dove lei si racconta e passa in rassegna vari momenti del suo operato da ministro: dalla gioia per l’incarico ai programmi da attuare fino all’improvvisa emergenza sanitaria e le scelte compiute in quel drammatico frangente storico. L’ex Ministro, nel suo libro, passa al vaglio quei momenti vissuti in prima persona e non nasconde le sue decisioni, anzi, le motiva nel dettaglio e rivela anche dettagli del suo percorso personale nell’esperienza che l’ha vista, nel giro di pochi anni, divenire deputata e poi ministro di un dicastero così importante come quello dell’istruzione. Un libro che si apre con la prefazione della senatrice a vita Liliana Segre, alla quale l’Azzolina ci rivelerà di essere particolarmente legata ma andiamo con ordine

Si inizia subito con un tema molto sentito dall’onorevole: gli attacchi sessisti ricevuti durante il suo mandato, dai più classici e beceri insulti come b….a, z….a , ai più stravaganti come quello del rossetto rosso inteso, in quei commenti poco lusinghieri, quale simbolo della donna di facili costumi, senza contare gli altri, ben più gravi, che incitavano alla morte ed erano caratterizzati dall’odio più becero. Una sequela di fatti indegna di un paese civile quale dovrebbe essere l’Italia.

Eppure, gli insulti non sono una novità sui social, in fondo il web è quella cosa, per dirla alla Eco, che ha dato parola agli imbecilli e la madre degli imbecilli è sempre incinta, ma la vera gravità è che in questo paese tutto ciò è sintomo di quel radicato maschilismo di fondo che in Italia c’è, pulsa, ma viene, troppo spesso, nascosto sotto il tappeto. Del resto, gli insulti che la Azzolina ha dovuto subire, puramente sessisti, e che hanno giustamente indignato i più, tra i quali la stessa senatrice Segre che li cita nella prefazione al libro, non sono altro che uno specchio di quello che troppe donne subiscono quotidianamente nel nostro paese.

Ma la cosa che lascia più basiti, tanto che Renè Ferretti potrebbe girarci un paio di ciak, è la compiacenza di certa stampa (e non è la prima volta che ciò capita in Italia) a cavalcare simili insulti, travestendoli da critica (magari anche costruttiva), come la Azzolina lamenta e denuncia nel suo scritto.

Tra questi viene citato un episodio in particolare:

[…] Era il 2018  e l’Espresso titolava – scrive l’ex ministro – “È Arrivata Lucia… quel che colpisce di lei sono le labbra rosso scarlatte . Ricordano quelle di Marylin  Monroe nel film “A qualcuno piace caldo”. […]

Lucia Azzolina. La vita insegna

Per la Azzolina è chiaro che questi rispecchiano appunto una parte dannosa che è presente nel sistema Paese, specie se l’attacco è diretto ad una donna che siede in posti di vertice, ma queste azioni si possono combattere, come le ricorda la Segre, con serietà, l’impegno, la competenza e con lo spirito di servizio per il proprio ruolo.

Il passaggio chiave, che definisce la Azzolina ed il suo operato nel Ministero di cui è stata titolare, è stato quello di porre gli studenti al centro delle scelte, anche quando ciò poteva risultare impopolare o difficilmente realizzabile; un esempio lampante furono gli esami di maturità del 2019, tenuti in presenza, e per il quale lo sforzo del Governo e del Ministero per garantirne la sicurezza è stato enorme.

La stessa Azzolina, durante la conferenza, ha ricordato gli attacchi dei sindacati e della stampa perché era accusata di essere più vicina alle ragioni degli studenti che a quelle dei dirigenti o insegnati. Ma la Azzolina ricorda ciò in modo fiero, ricordando le lettere e mail che le arrivavano dagli studenti, alcune di queste riportate nel suo libro.

Poi, l’ex Ministra si è soffermata si progetti elaborati prima della pandemia e sui punti sul quale si sarebbero dovuti concentrare gli sforzi ministeriali e governativi come l’apertura dei concorsi pubblici per l’assunzione di nuovo personale docente, il pensionamento di coloro che avrebbero usufruito di quota 100, la formazione del personale docente, l’edilizia scolastica ed una serie di interventi volti alla digitalizzazione. Però, contro tutti questi progetti, è arrivata la pandemia di Covid-19 che è stata una vera giravolta per il sistema scolastico italiano che, come ci dice la Azzolina, “ è molto conservatore, pur dovendo essere più avanti rispetto alla società attuale, ed invece rischia di rimanere indietro; scuola e sanità hanno più o meno lo stesso problema: la programmazione. In Italia, la programmazione a lungo termine diventa difficile dato il continuo cambio dei Governi” .

E proprio di programmazione ciò di cui l’onorevole parla nel suo libro, rivendicando gli investimenti fatti per la riapertura delle scuole nel settembre del 2020 di modo da poter riprendere la didattica in presenza: ben 3 milioni di euro investiti per garantire la sicurezza sanitaria.

Questo delle riaperture è stato il primo snodo cruciale di critica verso la Azzolina rea, per i critici, di mettere al centro lo studente e non la sicurezza e questo porterà, successivamente, allo scontro a più riprese col governatore Campano Vincenzo De Luca, ( scontro  i cui resti ancora si trascinano, così come le idee dello Sceriffo sulla chiusura delle scuole campane) colpevole, a dire della ministra, “ di aver acceso la miccia” (come scrive a pagina 128) ad un clima ostile, a cui hanno fatto seguito altri presidenti di Regione, dando l’immagine di una scuola sacrificabile non essendo attività economica.

Ma, secondo quanto affermato dall’Azzolina, le più feroci critiche sulla riapertura hanno riguardato due argomenti in particolari: l’uso della D.A.D. ed i famosi “banchi a rotelle“.

La prima questione, l’uso della D.A.D., viene affrontata dall’On. Azzolina in un capitolo apposito del suo libro in modo piuttosto laconico:

“in piena pandemia il CTS è deciso nel consigliare la chiusura delle scuole per evitare il boom di contagi, l’unico modo per salvare l’anno scolastico è la didattica a distanza previa di corsi webinar accelerati al corpo docenti sul nuovo strumento. La cosa però, a quanto scrive l’onorevole non andava giù ai sindacati degli insegnanti poiché “ le lezioni a distanza sono «difficili da fare» e perché «la DAD non è prevista dal contratto del corpo docenti» così come – scrive la Azzolina – non era tuttavia previsto il Covid“                                     

Lucia Azzolina. La vita insegna

La stessa Azzolina, nel libro, si dimostra consapevole dei limiti della DAD ed anzi, spiega, è per questo che lei, dove ci siano le condizioni, è favorevole alla didattica in presenza.

Sulla questione, assurta agli onori delle cronache, dei cd. “banchi a rotelle” l’ex Ministra, con la calma e serietà che la contraddistinguono, difende la propria scelta sottolineando che alcune scuole al tempo ne erano già dotate, così come ne sono dotate la maggioranza delle scuole europee ed in più i banchi a rotelle “non sono stati imposti a nessuno, facevano parte del piano di ristrutturazione delle scuole e tutta l’Europa ne è dotata”.

Infine, l’evento si è chiuso con un pensiero sull’imminente elezione del prossimo Presidente della Repubblica che dovrà succedere a Sergio Mattarella sul Colle più alto delle istituzioni repubblicane. L’Azzolina, alla domanda su cosa pensasse della candidatura di Berlusconi, è stata molto netta nel giudizio: “oltre ad essere divisivo Berlusconi è nettamente non presentabile“.

Al termine della conferenza l’On. Azzolina si è trattenuta e ci ha concesso alcune dichiarazioni:

Onorevole Azzolina lei ha intitolato il suo libro “la vita insegna” le volevo chiedere cosa, a distanza di un anno quasi, le ha insegnato l’esperienza ministeriale sul mondo della scuola ed i relativi problemi e cosa rappresenta la scuola ?
La scuola mi ha insegnato ad essere sempre molto umile, a studiare, a provare a dare il meglio di me stessa e questo, durante il periodo da ministra, me lo ha insegnato ancora di più, perché ho avuto la possibilità di confrontarmi con gli studenti ed il personale scolastico. Ho visto la difficoltà che c’era e la grande umanità ed il gran lavoro che è stato fatto nelle nostre scuole da parte di tutti. Anche da parte delle famiglie, che hanno dato una mano. La scuola rappresenta non solo il presente del paese, ma anche la possibilità di costruire un paese migliore.

Il suo libro si apre col la prefazione di Liliana Segre, una donna straordinaria, quasi un monumento storico che rappresenta a pieno l’unità nazionale . Cosa ha significato per lei l’incontro e la conoscenza di una persona come la Segre ?
Mi ha trasmesso tanta saggezza, bellezza e tanta voglia di fare. È una donna straordinaria che ha dato tantissimo all’Italia, alla storia italiana, alle scuole e agli studenti. Una donna che crede tantissimo nei giovani e io le sono molto affezionata e le voglio semplicemente bene (dice commossa NdR).

Quale dovrebbe essere il profilo adatto per ricoprile il ruolo di prossimo Presidente della Repubblica ?
Immagino un profilo di uno o una presidente di alto spessore morale, un passato specchiato che abbia avuto preferibilmente esperienze istituzionali ed anche magari apprezzato all’estero e che rappresenti l’unità nazionale abbracciando tutte le sensibilità politiche e possa essere apprezzata o apprezzato da tutti i cittadini italiani

Grazie onorevole

E sull’ultima domanda ci vien ancora alla mente il fu cavaliere che è figura divisiva, discussa all’estero e pregiudicata. E mentre il Silvione nazionale ha rinunciato alla candidatura proprio i queste ore dopo aver provato a collezionare ghiande nella sua operazione scoiattolo, l’ombra di qualche figura di ben più spessore e possanza si erge già in volo sul colle romano del Quirinale agitando le sue ali, pronte ad abbracciare gli italiani. Le genti sono pronte a giurar di veder forse un Drago, ma, chissà, magari stavolta è una Viverna.

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