Terra dei Fuochi – dove eravamo rimasti

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Sono passati quasi due anni da quando il nostro giornale ha cercato di fare chiarezza sul fenomeno Terra dei Fuochi, nel tentativo di differenziare tutta una serie di problematiche troppo spesso unificate in un’unica espressione dai più sdoganata e politicizzata, che non rende giustizia alla complessità delle variabili in gioco. Ci preme – ed è nostro dovere ribadire – che “Terra dei fuochi” riassume più aspetti non collegati tra loro.

Rifacendoci a quanto già esposto nell’articolo che ha preceduto il presente articolo di approfondimento1 , in Campania si sono rilevate – e tutt’ora si rilevano – diverse problematiche connesse al tema dei rifiuti: la crisi dei rifiuti solidi urbani (1994-2012), che richiama all’annoso problema del ciclo integrato dei rifiuti; lo scalpore mediatico del tombamento dei rifiuti tossico-industriali desegretato solo nel 2013; il problema dei rifiuti derivanti dalle acque reflue2 ; e la terra dei fuochi vera e propria, i così detti roghi di rifiuti speciali.

E’ evidente che si tratta di una serie di accadimenti – ognuno con dei rischi potenziali – che andrebbero differenziati in base al grado di esposizione a cui può andare incontro la popolazione. A nostro avviso, merita, ancora una volta, ribadire e rimarcare quanto il contrasto alla pratica dello sversamento dei materiali di risulta di tipo speciale (pellame, copertoni, frigoriferi) e il loro “smaltimento” tramite la pratica della combustione resti la priorità.

Richiamando quanto detto in un precedente articolo: “Il fenomeno dei roghi avviene da oltre venti anni, con un impatto ambientale ben più ampio. La diossina che si sprigiona va a contaminare in un solo colpo tutte le matrici ambientali (aria, suoli, falde e i nostri polmoni) con possibili danni a breve e a lungo termine3.

Il termine pratica non è stato scelto casualmente. Lo sversamento di rifiuti nelle aree inter-poderali o sotto i viadotti è diventato molto più di un semplice comportamento; piuttosto potremmo definirla un’abitudine consolidata e criminale che trova le sue radici e sedimentazione in un sostrato socio-economico malato. Sebbene infatti i dati ISTAT siano indicativi di una decrescita dell’economia sommersa in tutta Italia4, il divario tra le regioni del mezzogiorno ed il Nord permane5; segno che una grande percentuale statistica del PIL campano sfugge alle autorità fiscali e previdenziali.

Il caso degli incendi nei capannoni e in aree di stoccaggio

Resta tuttavia difficile da spiegare quali siano le forze in gioco, giacché il fenomeno dei roghi sembra complicarsi. Da qualche anno ravvisiamo una recrudescenza di incendi in svariati impianti di trattamento rifiuti, aziende, siti di stoccaggio del territorio campano. Basti pensare all’incendio nello stabilimento Sepa di Airola (seconda immagine) dello scorso ottobre 2021, o a quello più recente alla FIAT di Pomigliano (prima immagine).

Fa al nostro caso citare un’inchiesta della testata giornalistica Valori secondo la quale, in undici mesi, nel 2018, si sarebbero verificati circa 250 roghi – solo tra le aree di stoccaggio o industriali – su tutto il territorio nazionale. Inoltre è solo di qualche settimana fa l’incendio che ha coinvolto l’ex discarica di Malagrotta6 a Roma (seconda immagine).

Sempre dalla sopracitata inchiesta, riprendendo le parole della procuratrice aggiunta Alessandra Dolci, coordinatrice della Direzione distrettuale antimafia di Milano e da sempre impegnata in inchieste sulla ‘ndrangheta calabrese al Nord, emergerebbe un intreccio di un sistema criminale che avrebbe come regia la ‘ndrangheta e la camorra in qualità di mediatore di alcuni interessi imprenditoriali.

Quale sia la verità dei fatti dovrà essere ancora accertato, in quanto si tratta di un problema davvero recente che sembra coincidere con un periodo storico molto sensibile al tema della valorizzazione dei rifiuti, laddove le sanzioni europee finalizzate all’adeguamento alle normative in tema di rifiuti e sostenibilità diventano sempre più pressanti.

Non sarebbe sbagliato pensare che questi incendi fungerebbero da segnale: una sorta di guerra dei rifiuti per l’accaparramento del business della filiera autorizzata e della gestione sostenibile del ciclo integrato dei rifiuti stessi7.

La Campania resta una delle zone a rischio, e questo non solo per la presenza di alcune mafie locali o per un passato oramai ben noto, quanto piuttosto per una complessità urbanistica ed idrogeologica che già di per sé rende molto complessa qualsiasi stima dell’impatto ambientale di diversi fattori – tra i quali – ci auguriamo in futuro – non dovranno essere aggiunti questi incendi dolosi.

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Riferimenti

  1. Vedi anche https://www.ilcontroverso.it/2020/09/03/terra-dei-fuochi-oltre-la-credenza-comune/
  2. Video Inchiesta di Fan Page https://www.fanpage.it/backstair/story/inchiesta-ciclo-rifiuti/page/3/
  3.  L’ECONOMIA NON OSSERVATA NEI CONTI NAZIONALI | ANNI 2016-2019 – Report ISTAT Ottobre 2021
  4. ISTAT – Dossier L’economia sommersa: stime nazionali e regionali (allegato1). Audizione del Presidente dell’Istituto nazionale di statistica Enrico Giovannini presso la Commissione parlamentare di vigilanza sull’Anagrafe tributaria Roma, 22 luglio 2010.
  5. ibid.
  6. Incendio di Malagrotta https://roma.corriere.it/notizie/cronaca/22_giugno_20/incendio-malagrotta-paola-vigili-fuoco-capire-cosa-successo-prima-dell-allarme-112-5f93146e-f00b-11ec-8f59-93717c23f0aa.shtml
  7. https://valori.it/rifiuti-nel-2018-un-incendio-ogni-32-ore-unalleanza-camorra-ndrangheta/

Dottore in Psicologia del Lavoro, con la passione per gli studi umanistici e la criminalità organizzata.
Il ControVerso fonde questi aspetti e mi permette di raccontarveli. Proprio qui troverete qualche contributo personale e la mia rubrica #SpuntidiPsicologia.

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