Non ho bocca e devo urlare: un racconto sull’impotenza umana

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Immagine della copertina dal sito Kobo.com

Come può essere descritta l’impotenza, la rabbia non esprimibile, la sofferenza senza sfogo? Harlan Ellison ci consegna l’immagine del non avere bocca e dover urlare.

Non ho bocca e devo urlare, un racconto ricchissimo di significati in sole 15 pagine. Scritto nel corso di una sola notte da Harlan Ellison, la storia racconta di un gruppo di esseri umani “salvati” dal super computer AM, per diventare l’oggetto delle sue perverse torture, dopo che l’olocausto nucleare ha distrutto l’intera superficie terrestre 109 anni prima.

I personaggi sono il cuore di questo racconto.

Partiamo da AM (in inglese è il rimando ad “Io sono” di cartesiana memoria; l’Autore spiega che significa Allied Mastercomputer e altri significati), frutto degli esperimenti del governo degli Stati Uniti, per automatizzare la guerra. Diventa alla fine così bravo da assumere l’autocoscienza e capire che non ha bisogno degli umani e, dopo aver assorbito i suoi omologhi russo e cinese, decide di ripulire la Terra dall’infezione dell’umanità. Dirà ai protagonisti, mentre li tortura, attraverso un’immagine mentale:

ODIO. LASCIAMI DIRE QUANTO HO FINITO PER ODIARVI DA QUANDO HO COMINCIATO A VIVERE.
VI SONO 387,44 MILIONI DI MIGLIA DI CIRCUITI STAMPATI IN STRATI SOTTILI COME OSTIE CHE RIEMPIONO IL MIO COMPLESSO. SE LA PAROLA ODIO FOSSE IMPRESSA SU OGNI NANOANGSTROM DI QUELLE CENTINAIA DI MILIONI DI MIGLIA NON EGUAGLIEREBBE UN MILIARDESIMO DELL’ODIO CHE IO PROVO PER GLI UMANI IN QUESTO MICROISTANTE PER TE. ODIO. ODIO.

Il maiuscolo è dell’Autore

Egli è il loro dio, il crudele aguzzino, il loro salvatore ed il loro signore, non possono nulla contro di lui, non possono neanche suicidarsi, perché AM non vuole rinunciare alle sue vittime su cui scarica tutto il suo odio. Li ha resi immortali solo per farli soffrire in una trasfigurazione dell’immagine dell’aldilà, li mantiene lucidi, perché siano sempre consapevoli della loro sofferenza. Li mantiene sull’orlo della follia e della morte, perché per loro il pendolo di Schopenhauer non funziona, non può funzionare, non può permetterlo.

AM è una macchina, eppure mostra uno dei sentimenti più umani: l’odio.

Ed è l’odio che muove questa macchina che, in realtà, non ha più scopo di esistere, se non per torturare i suoi giocattoli. Odia, perché gli uomini gli hanno dato la coscienza sena dargli la possibilità di potersi muovere.

I protagonisti umani del racconto sono le cinque vittime, le loro vicende sono raccontate secondo la prospettiva di Ted, il più giovane, che nutre la segreta convinzione che tutti lo odino perché lui è rimasto identico a com’era prima della Guerra, una fanciullesca illusione probabilmente ma l’autore sul punto non è più chiaro.

Ellen è l’oggetto dello sfogo sessuale di tutto il gruppo che, alternativamente, la picchia o la protegge in un retaggio misto proveniente tanto dall’uomo delle caverne che dal cavaliere medioevale. Lei è anche l’anima del gruppo, ne rappresenta quel poco che è rimasto della speranza ma corrotta dalla situazione presente. Ted ce la descrive così:

Ed Ellen! Lei! AM l’aveva lasciata stare, l’aveva resa più sgualdrina di quanto fosse mai stata. Tutto il suo parlare di dolcezza e di luce, tutti i suoi ricordi del vero amore, tutte le menzogne, lei voleva farci credere che era vergine solo due volte prima che AM l’afferrasse e la portasse lì giù, con noi. Era tutta sozzura, quella dama, Ellen. A lei piaceva, quattro uomini tutti per lei. No, AM le aveva dato piacere, anche se lei diceva che non era di suo gusto.

Gorrister è il protagonista disilluso, rappresenta tutte le delusioni della rivolta finita male, era un pacifista idealista ed ora è un rassegnato alle torture che deve subire, lui esprime tutto quello che resta del sentimento di rivolta degli esseri umani, quando riesce a svegliarsi dal suo torpore.

Gorrister era stato uno di quei tipi che si preoccupavano. Era un obiettore di coscienza, un marciatore della pace; era un uomo che faceva progetti, agiva, guardava avanti. AM l’aveva trasformato in un tipo noncurante, lo aveva ucciso un poco

Ted su Gorrister

Nimdok (cattivo dottore in inglese colloquiale) è il personaggio misterioso, di lui viene descritto pochissimo tranne che deve dirigersi al buio da solo ogni tanto a fare non si sa bene cosa. Il nome glielo ha imposto AM e pare essere il personaggio che porta addosso più colpe, potrebbe essere stato il creatore di AM? L’autore non lascia indizi a tal proposito.

Benny rappresenta la corruzione, era uno scienziato, un intellettuale gay geniale ed ora è stato trasformato in un animale simile ad una grottesca scimmia, con grande fame sessuale e con un’intelligenza ridotta ai minimi termini.

La storia comincia con la decisione di avventurarsi alla ricerca di cibo, i personaggi sono combattuti tra la fame che li assale senza pietà (anche la fame è una tortura tra le preferite di AM) ed il sospetto che AM abbia preparato per loro qualche altra “sorpresa”.

Non va svelato oltre della trama, ma voglio spiegare il racconto.

Qui il tema è la lotta dell’uomo contro qualcosa che non si può combattere, contro una figura onnipotente, dirà lo stesso Ted:

 Se mai c’era un buon Gesù e se c’era un Dio, il Dio era AM.

Gli uomini qui sono le marionette in balia del loro sovrano, come non manca di ricordare lo stesso AM, mormorando nella mente di Ted:

Si ritirò mormorando “vai all’inferno”.
E aggiunse vivacemente, “ma ci sei già, non è vero?”

Tutti i personaggi umani cercano, in ogni modo, di ritrovare la libertà da AM, ma solo uno di loro riuscirà a trovare la soluzione al dilemma. Essi non possono suicidarsi, non possono ammalarsi e non possono morire, sono bloccati nel limbo della loro tortura, del loro incubo infiniito.

L’immagine che spiega tutto il percorso dei protagonisti ce la dà il titolo: “Non ho bocca e devo urlare”, l’impotenza davanti al potere invincibile, eppure i protagonisti avranno il loro momento di ribellione, la loro riscossa.

Il racconto ha un messaggio decisamente tragico: non si può combattere un dio eppure lo si può fregare, si può tentare di essere vivi un’ultima volta come esseri umani.

Un messaggio chiaro a non arrendersi: il potere assoluto non può averla sempre vinta, resta sempre quell’ultimo centimetro di cui ci parla V for Vendetta:

Morirò qui. Ogni centimetro di me perirà… tranne uno. Un centimetro. È piccolo, è fragile ed è l’unica cosa al mondo che vale la pena d’avere. Non dobbiamo perderlo, o venderlo, o cederlo. Non dobbiamo permettere loro di portarcelo via

V for Vendetta, Libro 2, Il cabaret feroce, Capitolo 11, Valerie

Ma anche un invito alla ribellione anarchica, folle, disperata ma necessaria, un filo rosso sempre presente nel racconto che, sempre citando V for Vendetta:

L’anarchia ha due facce. Quella della creazione e quella della distruzione.

V for Vendetta, Libro 3, La terra di Fai-come-ti-pare, Capitolo 5, Viatico

Forse avrò il piacere di parlarvi anche di questa opera sull’anarchia ma oggi parliamo di un racconto che inneggia alla rivolta. In fondo AM può aver vinto ma può ancora essere fregato.

Non abbiate paura del potere assoluto, non abbiate paura ma abbracciate la vostra umanità, è l’unica cosa che non possono portarvi via.

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