Francisco Macías Nguema: un “mago” al potere

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L’Africa è il continente che, nell’epoca moderna, ha conosciuto un grandissimo numero di dittature. Tutti i dittatori di cui si è parlato qui finora sono stati protagonisti delle loro atrocità nel continente africano, ed ognuno di loro ha mietuto un numero di vittime che si conta nell’ordine delle centinaia di migliaia.

Il punto fondamentale, anche quando si parla di dittatori di piccoli paesi, è il ricordare che, mentre in Europa abbiamo, giustamente, un momento di memoria storica collegato alla tragedia della Shoah, le milioni di persone che hanno sofferto negli ultimi 50 anni per via degli strascichi dovuti alla decolonizzazione vengono, troppo spesso, dimenticate.

Ed ecco, quindi, che la nostra attenzione viene, oggi, focalizzata su un piccolo paese del Golfo di Guinea, la Guinea Equatoriale, una delle poche colonie spagnole in Africa. Qui il dominio spagnolo, indurito poi dalla dittatura franchista, fu volto alla segregazione della popolazione ed allo sfruttamento delle risorse agricole, principalmente cacao e caffè, di cui la Guinea Equatoriale è un grandissimo produttore. Inoltre la Spagna organizzò una massiccia campagna di colonizzazione con l’assegnazione di terre ed vi fu anche lo sfruttamento di lavoratori (liberi) provenienti dalla Liberia.

In questo quadro di sfruttamento, la Spagna cercò, con ogni mezzo, di mantenere questa striscia di terra all’interno del suo sistema “post-coloniale” in maniera simile a quanto fatto dalla Francia con alcune colonie ed ex-colonie, ma gli anni di brutale sfruttamento avevano fatto nascere un forte movimento nazionalista, guidato dal protagonista di questa storia: Francisco Macías Nguema.

Egli stesso, già prima dell’indipendenza del paese nel 1968, era un oratore molto noto alle folle, pur se controverso (avendo affermato anche che “Hitler salvò l’Africa”), ma la sua stessa storia personale, almeno dagli elementi che sono noti, è molto interessante.

Infatti, Francisco Nguema (nato Mez-m Ngueme), di etnia Fang, era figlio di un guaritore, nello specifico un “curatore del malocchio” (e per questo si diceva che fosse, anche lui, una specie di “mago”), a voler usare un’espressione vicina, nel senso che il padre si occupava delle maledizioni lanciate dalle “streghe”, il tutto in una concezione piuttosto maschilista del male era provocato da alcune donne. Il padre, poi, uccise il fratello di Nguema proprio per questioni legate alle superstizioni rituali, anche se questa storia, ancora oggi, non è molto chiara. Il punto di svolta nella sua vita è stato, probabilmente, l’aver assistito, a nove anni, all’uccisione del proprio padre, picchiato a morte da un funzionario spagnolo durante alcune trattative per il proprio villaggio mentre la madre si suicidò appena una settimana dopo lasciando orfani 11 figli.

Dopo essere rimasto orfano ed aver badato alla sua numerosa famiglia, Macias Nguema tentò, senza successo, per tre volte gli esami per diventare impiegato statale, ma riuscì, pochi anni dopo, a diventare sindaco di Mongomo durante il dominio spagnolo. La sua opera per l’indipendentismo della Guinea Equatoriale gli valse il posto di Vice Primo Ministro del governo di transizione che avrebbe condotto la colonia all’indipendenza formale e, forte di una grande piattaforma di partiti indipendentisti, concorse alla presidenza del suo paese. Egli stesso fece, poi, imprigionare il candidato perdente alle elezioni presidenziali che, successivamente, si suiciderà in carcere, in una vicenda dai contorni mai chiariti del tutto.

Il suo governo, iniziato su basi democratiche, divenne, ben presto, una dittatura; già nel 1971, tre anni dopo l’indipendenza, egli prese i “pieni poteri sul Governo e sulle Istituzioni1” ed, in breve tempo, trasformò la Guinea Equatoriale in una dittatura sanguinaria, arrivando a prevedere 30 anni di prigione per chi avesse offeso il Presidente e la pena di morte per i casi di minaccia. Poco dopo la costruzione del suo regime divenne completa quando sciolse tutti i partiti e li fuse in un partito unico sotto il suo controllo, di cui divenne Presidente a vita (pensate che Umberto Bossi è Presidente federale a vita della Lega Nord2, per cui, anche a voler fare un confronto, non siamo lontani da Nguema sotto certi aspetti).

Durante la sua presidenza, la Guinea Equatoriale divenne la “Dachau d’Africa” con uccisioni su vasta scala per tutto il paese di intere famiglie o villaggi. La sua dittatura fu caratterizzata anche dalla sua paranoia e dalla sua crudeltà, egli proibì l’uso della parola “intellettuale” e distrusse le barche da pesca per impedire ai propri cittadini di emigrare, ponendo, al contempo, delle mine sull’unica strada terrestre che conduceva fuori dai confini guineani. In poche parole teneva il suo popolo ostaggio della sua crudeltà, neanche l’obbedienza era garanzia per aver salva la vita, ma questa paranoia si estendeva fino alla pretesa che tutti gli abitanti cambiassero il proprio nome in un nome più “etnico”.

Nguema, durante il suo dominio, costruì su di sé un imponente culto della personalità, autodefinendosi “Unico Miracolo” e cambiando il motto nazionale in “Non c’è altro Dio che Macías Nguema”, il tutto nel silenzio generale dei paesi africani e della comunità internazionale e neanche la Spagna di Franco intervenne di fronte a questo stato di cose.

Il risultato di questi atti di vera follia e di gratuita crudeltà fu l’uccisione di quasi un sesto della popolazione della Guinea Equatoriale e la fuga di una grandissima parte della popolazione rimasta, per chi era rimasto il clima di paura era, ormai, diventato opprimente. Inoltre la Guinea Equatoriale aveva perso tutti i suoi specialisti, vista la lotta contro gli intellettuali del regime, e la cosa provocò un vuoto di figure essenziali che, ancora oggi, non è del tutto risolto.

Il governo di Nguema, nel 1979, ricevette le condanne delle Nazioni Unite e della Commissione Europea e queste denunce furono il segnale dell’inizio della sua caduta. Dopo questi eventi il dittatore uccise numerosi membri della propria famiglia, sospettati di essere oppositori alla sua figura. Fu in questo clima che il nipote di Nguema, Teodoro Obiang Nguema (e fratello di una delle vittime delle purghe familiari), con il supporto di una grande parte delle truppe nazionali, organizzò il colpo di Stato per deporre lo zio e, nonostante la resistenza dei fedelissimi, Francisco Nguema non fu più il “Dio della Guinea Equatoriale”.

Il processo successivo alla sua deposizione, fu gestito da un tribunale militare speciale che lo condannò a morte per genocidio e violazione dei diritti umani. La sua condanna a morte non venne eseguita da soldati guineani, in quanto credevano (e molti credono ancora) che egli avesse dei poteri magici e che, da morto, potesse maledire i suoi esecutori, per questo il nipote Teodoro fu costretto ad assoldare dei mercenari marocchini per compiere l’esecuzione.

A sinistra Teodoro Obiang Nguema, a destra Francisco Nguema poco prima dell’esecuzione.

Su Francisco Nguema si sono scritti tanti libri, è indubbio che in Guinea Equatoriale egli sia ricordato con i tratti di una figura demoniaca, non si deve dimenticare che lui, in quanto figlio di un “mago” era considerato egli stesso un mago dai grandi poteri, inoltre, oltre alla credenza popolare, il culto della personalità tendeva ad esaltare gli aspetti pseudoreligiosi della sua figura, il suo dominio ha causato immense sofferenze alla Guinea Equatoriale, ferite che non hanno avuto modo di guarire in quanto, dopo la sua morte, il nipote Teodoro Obiang ha preso il potere assoluto, costruendo un altro dominio basato sul terrore e sullo sfruttamento delle risorse naturali scoperte negli ultimi anni.

La storia di Nguema è la storia di tanti altri paesi africani, con leader nati dalla tolleranza degli ex-governi coloniali che hanno portato il disastro nelle comunità africane. Nel caso di Nguema le iniziali promesse di democrazia sono state tradite, anzi, lui, con i poteri derivanti dall’elezione democratica ah trasformato il neonato Stato della Guinea Equatoriale in una dittatura dai tratti ierocratici e teocratici e questa impostazione è rimasta quasi del tutti intatta con il suo successore, Teodoro Obiang Nguema.

Note:

  1. Decreto 415/1971 Guinea Equatoriale.
  2. Art. 14 dello Statuto della Lega Nord per l’Indipendenza della Padania, nella versione approvata il 29 Gennaio 2021.

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