Il ruolo dell’Italia nello scenario geopolitico mondiale

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Siamo un paese occupato.

Cosa direste se vi dicessi che, nonostante un referendum contro il nucleare, il Trattato di Non Proliferazione Nucleare e la nostra politica pacifista, ospitiamo, in Italia tra le 100 e le 200 testate nucleari (questa è una stima, il numero preciso è coperto da segreto)? E che queste sono sotto controllo esclusivo degli Stati Uniti d’America mentre noi, nell’ambito del trattato di Condivisione Nucleare, abbiamo solo il grande piacere di ospitarle?

Inutile girarci attorno, siamo un lanciarazzi puntato contro la Russia, e, in secondo luogo, contro altre minacce, vere o presunte. Siamo anche la portaerei sul Mediterraneo degli Stati Uniti e la nostra posizione strategica e geografica ci rende importanti nell’ambito dello scacchiere europeo. Dunque l’Italia non può sviluppare un suo spazio geopolitico visti i limiti che incombono per via della sua posizione all’interno della NATO e quale partner minore degli Stati Uniti. Inoltre la sua posizione dipende anche dall’essere tra i tre principali sconfitti della Seconda Guerra Mondiale.

La principale presenza militare degli Stati Uniti all’estero, come forze armate nazionali, si racchiude in appena quattro Paesi: Italia, Germania, Giappone e Corea del Sud. Di questi, i primi tre sono le nazioni sconfitte alla fine della Seconda Guerra Mondiale., la Corea del Sud, invece, venne occupata dagli Stati Uniti nel 1945 in quanto era stata, precedentemente, occupata dall’Impero Giapponese appena sconfitto. Solo in questi quattro Paesi sono presenti oltre 100 mila soldati americani, su circa 180 mila stanziati permanentemente all’estero1. Già solo da queste cifre, si può capire come, nel mondo, la presenza americana sia capillare e come questa risalga agli esiti della Seconda Guerra Mondiale.

La presenza militare americana in Italia, ci ricollega alla prima frase di questo articolo: “siamo un paese occupato” e lo siamo sin dalla fine della Seconda Guerra Mondiale. I termini di pace del Trattato di Parigi, oltre alle cessioni territoriali, aveva previsto anche pesanti limitazioni sotto il profilo militare. In seguito l’Italia ha sottoscritto vari trattati di cooperazione militare che hanno permesso agli USA di allestire le attuali basi sul territorio nazionale.

Solo in Italia, infatti, ci sono circa 13 mila soldati statunitensi, senza contare le altre forze NATO, con le loro basi (forze statunitensi di ambito NATO, ma anche Army, Navy ed Air Force). L’Italia è. spesso, la base di partenza di missioni militari, l’ultima delle quali in Libia. Da questo, è chiaro quanto sia importante la posizione strategica dell’Italia nell’ambito della politica strategica e militare degli Stati Uniti per il controllo del Mediterraneo. Ciò ha ricaduta tanto sulla politica estera italiana quanto sull’effettivo ruolo delle forze italiane all’estero. Del resto la storia dell’alleanza Italia-USA è sempre caratterizzata da un forte controllo, da parte degli USA, dell’Italia. Dapprima per via della paura del blocco sovietico e, successivamente, per continuare a creare e rafforzare la linea di contenimento intorno la Russia e la Cina.

La grande strategia “made in USA”

Negli anni, anche recenti, la linea di contenimento è stata rafforzata da vari interventi militari, spesso partiti dall’Italia o con la sua partecipazione. Lo stesso intervento internazionale in Afghanistan si sposa perfettamente a questo dottrina strategica. Infatti gli Stati Uniti, dopo quasi vent’anni, mantengono una presenza militare vicino ai paesi dell’Asia Centrale, i quali, quasi tutti, rientrano nella sfera d’influenza russa e, in quest’ottica, gli USA mantengono anche il controllo dei principali stretti marittimi mondiali. L’Italia è un perno della cintura strategica costruita dagli Stati Uniti dagli anni della Guerra Fredda. Questo immensa cintura di contenimento globale comprende, come capisaldi, i tre paesi sconfitti durante la Seconda Guerra Mondiale ed altri Paesi in posizione strategica. L’intera strategia degli Stati uniti è illustrata dalle mappe seguenti:

Oltre all’Italia, sono stati segnalati i paesi dello Scudo Missilistico ora presente in Polonia e Romania oltre che i paesi dove sono tenute le testate nucleari statunitensi. Sono stati cerchiati i più recenti interventi militari USA (Afghanistan e Iraq) e sono evidenziate, con le frecce rosse, le “proiezioni” di forza missilistiche e militari del dispiegamento militare USA, In blu è evidenziata la cd. “cintura” di contenimento sino-russa. Tutta la politica estera americana è tesa a mantenere questa cintura ed i continui interventi in Medio Oriente sono intesi ad evitare che la Russia o la Cina riescano a “sfuggire” alle maglie di una rete di dimensioni globali. I Cinesi hanno risposto edificando un’intera isola artificiale dove mettere navi ed aerei mentre la Russia ha approfittato di un momento di caos (dovuto alla caduta del Presidente ucraino filo-russo Janukovyč) per evitare di perdere il controllo della base di Sebastopoli, dove ha sede la Flotta Russa del Mar Nero, annettendo la Crimea. Altro scenario importante è l’Iran, ormai rivale dichiarato della politica estera USA.
Mappa della presenza militare degli Stati Uniti e della Cintura Strategica in ambito globale. La Siria è in una situazione “di mezzo” avendo sia la base russa di Tartus che la presenza di militari statunitensi nella Rojava.
Le basi militari all’estero USA (non tutte solo le principali) nel 2015, si noti come la loro posizione segua, idealmente, la cintura di contenimento sino-russa. Le basi segnalate sono quelle con più di mille soldati presenti. Dipartimento della Difesa U.S.

Questo è il quadro generale, per quanto riassuntivo della situazione. Attraverso questa rete di interventi, alleanze e controllo si è raggiunto un obiettivo geopolitico vecchio quanto la Guerra Fredda: una catena che, nel Terzo Millennio, cinge le due principali potenze emergenti di questo secolo: Russia e Cina. Questi due Paesi costituiscono, al giorno d’oggi, le principali sfide strategiche all’egemonia USA.

Verso un mondo multi-polare

Non è, dunque, sbagliato parlare di un mondo “multi-polare”, dove non esiste la sola superpotenza USA. Ormai iniziano ad emergere potenze di rango continentale che cercano di sfidare il controllo unificante degli USA. Questi ultimi, attraverso la loro egemonia, hanno costruito una fitta rete commerciale che, negli ultimi anni, ha trovato un serio rivale nell’agguerrita concorrenza cinese. Ed è anche l’interesse economico che spinge tutte le amministrazioni USA a cercare di mantenere lo stato di assoluta egemonia nel globo. Ma Cina e Russia non sono rimaste a guardare, infatti la prima ha avviato una serie di iniziative all’estero per procurarsi materie prime. La seconda, nel frattempo, continua una politica di interventi militari nel tentativo di rompere la “cintura” che la circonda (ad esempio la Crimea o la Siria). Entrambe, infine, cercano l’amicizia delle varie forze politiche presenti nei vari paesi in modo da assicurarsi possibili partner commerciali ed alleati.

Tutti i principali protagonisti dello scacchiere mondiale non esitano ad usare i propri servizi segreti per monitorare la situazione in paesi minori. Sono, poi, diventate più frequenti le guerre “per procura” e sono meno frequenti gli interventi militari “diretti”. Alcuni esempi: la Guerra del Donbass, che prosegue senza l’intervento militare diretto della Russia, ma attraverso le fazioni in lotta. La Guerra in Siria è diventata anch’essa una guerra per procura ed ha opposto la Russia e la Cina, sostenitrici di Assad, e gli USA, sostenitori dei movimenti di opposizione e dei Curdi. In Iraq, invece, è nato il business dei contractors che hanno sostituito gradualmente la presenza statunitense sul territorio.

Un’altra mossa geopolitica da parte degli Stati Uniti è avvenuta in seguito alla Brexit con la promessa di appoggio alla Gran Bretagna. Ciò porterà, con ogni probabilità, a creare un’altra base sicura con cui tenere sotto controllo la rete di alleati e partner minori presente in Europa. Ma questa mossa era già preventivabile dall’accordo dei Five Eyes, una rete dei servizi di intelligence di Regno Unito, Australia, Canada, Nuova Zelanda e Stati Uniti.

Mappa dei Paesi NATO e Five Eyes

Il ruolo dell’Italia

Il programma geopolitico degli Stati Uniti inizia e finisce con il contenimento delle emergenti Russia e Cina. E l’Europa e l’Italia sono uno scacchiere fondamentale di questa politica e gli USA non possono permettere che la loro egemonia europea sia messa in discussione.

Non a caso la rivista “Limes” ha definito lo spazio dell’Unione Europea quale “Impero Europeo dell’America“. Gli Stati Uniti, di fatto, restano la guida tutti i paesi dell’Unione Europea e, dopo la Guerra Fredda, hanno allargato la loro sfera d’influenza anche ai Paesi del Patto di Varsavia. Ciò grazie al ruolo di guida militare della NATO, di cui fanno parte quasi tutti i membri dell’UE (si confrontino le mappe sopra) ed è quindi innegabile un loro ruolo primario in Europa.

Gli Stati Uniti hanno mantenuto, per molti anni, il ruolo di “polizia del mondo” attraverso atti di forza e di diplomazia, senza dimenticare il deterrente nucleare. Forse non siamo più negli anni ’60 ma il rischio di uno scambio atomico è sempre presente. L’arsenale nucleare mondiale, nel 2019, contava quasi 14 mila testate, la gran parte in Russia o negli Stati Uniti. Alcune testate di questi ultimi sono ospitate nei Paesi aderenti al Trattato di Condivisione Nucleare.

L’Italia è membro sia della NATO che dell’UE e le sue possibilità di sviluppare una politica estera autonoma dagli Stati Uniti sono limitate. Non è un caso se l’accordo per la Nuova Via della Seta ha allarmato gli analisti americani tanto quanto il vecchio accordo con la Libia. Ma parlare della situazione italiana vuol dire parlare anche della situazione strategica statunitense, questo perché l’Italia è fondamentale per gli interessi USA.

Quindi la presenza di grandi basi militari USA (non NATO) su suolo italiano è dovuta al suo ruolo nella politica strategica americana. E quanto detto sopra definisce il ruolo dell’Italia nel disegno statunitense: alleato (minore) e punto di partenza per le operazioni nel mondo arabo e mediterraneo. Anche gli altri protagonisti di questo gioco, consci di questi fattori, cercano, da tempo, delle relazioni diplomatiche più strette con l’Italia.

Non possiamo farci illusioni sul ruolo dell’Italia, la fortissima presenza militare statunitense impedisce a qualsiasi Governo di agire in contrasto con la politica americana. Nessun Governo ha evitato di presentarsi all’amministrazione americana di turno né si è mai tentato di ridiscutere i termini della presenza americana in Italia. E, se è vero che la presenza statunitense garantisce una certa protezione, nondimeno il costo delle basi americane è sostenuto dai contribuenti italiano (con cifre annuali tra i 500 milioni ed il miliardo di euro l’anno solo per le basi).

Si può concludere dicendo: <<Abbiamo perso la Seconda Guerra Mondiale e, nel 2020, stiamo ancora pagando il conto>>. E’ evidente che l’Italia abbia un ruolo ancillare rispetto all’alleato statunitense e, che la sua politica estera non sia affatto autonoma. Infine, sotto il profilo strategico, è chiaro, dall’analisi fatta sopra, di quanto sia decisiva la presenza in Italia delle truppe statunitensi. Da ciò consegue la scarsa autonomia della politica estera italiana, costretta a restare sotto l’ombrello diplomatico e militare degli Stati Uniti.

Riferimenti

1: https://www.dmdc.osd.mil/appj/dwp/rest/download?fileName=DMDC_Website_Location_Report_1909.xlsx&groupName=milRegionCountry, elenco delle truppe USA in patria e nel mondo.

Fonti

  • Limes, Aprile 2019, Antieuropa. L’impero europeo dell’America e altri numeri di Limes che trattano del tema.
  • Kennan, George F., American Diplomacy, The University of Chicago Press. 1984.
  • Luttwak, Edward, Il Pentagono e l’arte della guerra. Gli Stati Uniti hanno un sistema militare che funziona, Milano, Rizzoli, 1985
  • Luttwak, Edward, Strategia. La logica della guerra e della pace, Collana Saggi stranieri, Milano, Rizzoli, 2001

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