I diritti civili alla ghigliottina del medioevo

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Il Ddl Zan è – era – un disegno di legge per la «prevenzione e il contrasto della discriminazione e della violenza per motivi fondati sul sesso, sul genere, sull’orientamento sessuale, sull’identità di genere e sulla disabilità». Approvato alla Camera il 24 novembre 2020, l’altro ieri è cessato d’esistere, così tutto d’un colpo, tra le urla estasiate dei parlamentari in quella che dovrebbe essere la stanza della promozione dei diritti civili. Sì, quella cosa dei diritti di libertà, costituzione, lavoro, emancipazione, sostegno, inclusione.

Parliamoci chiaro. Non era un quadro normativo perfetto, però una proposta di una certa protuberanza: andava discusso, ampliato e negoziato, ma da qui ad affossarlo completamente ci passano novantasette capi d’accusa per tentato omicidio e legittimazione alla violenza, che è stata esattamente quella che hanno firmato l’altro ieri i parlamentari mentre votavano per il sì alla cosiddetta “tagliola”, che avrebbe impedito la disamina del progetto di legge a favore della tutela degli esseri umani. In ordine di stesura, quest’ultima si riferisce ad ampie arie tematiche: l’identità di genere, misure di contrasto ad ogni forma di violenza tra cui la propaganda razziale e l’istigazione all’odio, la difesa della libertà di espressione, l’omotransfobia, la misoginia.

Inutile essere ipocriti, sarebbe stato troppo bello poter premere un interruttore per fermare l’ingiustizia che echeggia nell’aria di questo paese, ma forse per un attimo è stato meraviglioso poterci credere. Parlare di proteggere le categorie è un argomento delicato: immediatamente salta all’orecchio l’atteggiamento di chi vuole esistere prepotentemente a discapito dell’altro, che il più delle volte è quasi sempre la vittima della situazione. Eppure, negare un diritto ad un’altra persona è un pezzo di senso in meno alla comunità, che smette a tutti gli effetti essere tale per privilegiare l’individuale.

I diritti sociali, come li conosciamo noi, hanno avuto una nascita travagliata, ricca di conflitti con il Sistema Sanitario Nazionale e la Chiesa, entrambi con l’intento di dimostrare a qualsiasi costo di essere i servizi più importanti del nostro Paese. E in effetti, nessuno può metterlo in dubbio. Parliamo di diritti sociali solo successivamente alla scoperta – sì perché si parla di scoperta – dei principi di cittadinanza, di partecipazione sociale, di attivazione, in declinazione a quello che è stato il principio di sussidiarietà orizzontale: l’unico che permette ai cittadini a rendersi attori consapevoli dei loro bisogni e operai instancabili nel percorso di costruzione di benessere sociale. Ci si rese conto finalmente che le persone avevano un enorme potenziale nel migliorare la loro condizione di vita, e lo potevano fare non solo in accompagnamento ai servizi per loro disponibili sul territorio, ma anche aiutandosi a vicenda gli uni con gli altri. L’accettazione e l’inclusione da parole divennero fatti, da fatti divennero potenza, da potenza divennero comunità.

Ventuno anni dopo, a ridosso di una delle più grandi pandemie del secolo, continuiamo a sbagliare.
Abbiamo rinchiuso la concertazione in una gabbia per topi e siamo rimasti a guardare quel maledetto topolino mangiarsi la coda ripetutamente. Si passa troppo tempo a discutere di categorie, di etichette, di devianze, di scelte invece che parlare di esseri umani. Della coppia a Castellammare di Stabia picchiata ferocemente perché si abbracciavano; della coppia di ragazzi cacciati dal proprio condominio poiché considerati al pari del cancro; della coppia di Manfredonia alla quale è stata incendiata l’auto; di Antonio che si è ritrovato scritto sul muro di casa Antonio Gay. La lista potrebbe essere infinita e potrebbe diventare al quanto aberrante, eppure sappiamo tutti che la realtà dei fatti è questa e mette i brividi.

Cosa dovremmo fare, allora? Allontanare dalla società sana il corpo malato, quello infetto? Escludere gli esclusi, includere le classi sociali più avanzate, dettare legge sui diritti degli altri – sulla vita degli altri? Vi ricorda qualcosa?
A me sì, e l’ultima volta aveva un baffetto particolare. Quegli altri, invece, una punta bianca sulla testa. Ma non credo che ci fosse qualcuno felice, né che nel Paese piovessero soldi dal cielo, né che i consociati andassero a letto più sereni del solito dopo aver assistito ad un’aggressione in Piazza di Spagna, tantomeno si assisteva ad una decurtazione dello stipendio per aver permesso a due persone di tenersi mano nella mano in strada. Che brividi, vero? Soltanto scrivere questa frase.

Aver permesso a due persone di tenersi per mano.

Bulli da quartiere quei politici che hanno esultato per la violenza e la discriminazione di donne e uomini che ogni giorno devono ricordare a loro stessi di essere importanti e di dover esistere in questa vita, in questo Paese, per il solo fatto di essere vivi. Il polpettone del non ve ne deve fregare niente di come cazzo vive la gente non ve lo vogliamo decantare più. Ma per la civiltà c’è la memoria a breve termine, per l’egoismo e il classismo invece è abbastanza fervida.

La verità è che non ci sopportano più. Non sopportano i giovani, non sopportano le donne, non sopportano i f***ci, figuriamoci i trans, i disabili,  i poveri, non sopportano dover supportare. E allora vaffanculo il Ddl Zan, fanculo. Fanculo la pensione mensile per i lavoratori portatori di disabilità, fanculo il Welfare State per i giovani, fanculo il femminismo e fanculo il femminicidio, fanculo tra un pochino il reddito di cittadinanza, fanculo le tutele, diritti, fanculo questi con il viso di un altro colore – ti pare che fra tutti questi problemi anche loro?

E hanno ragione dopo tutto, troppe responsabilità, troppi pensieri, ma soprattutto troppi costi. Categorie da proteggere – ma chi vi vuole proteggere più.

Volevo soltanto dire che se ci siamo permessi di chiedere di proteggerci al Paese che dovrebbe amarci – accoglierci, promuoverci – forse c’è un problema, ma quel problema non siamo noi.  Se esistono ancora categorie che hanno bisogno di protezione, c’è stato un errore nel corso dell’evoluzione che si è inceppata e che nessuno ha mai pensato ad aggiustare per davvero.

Non dovete proteggere nessuno, i vostri cittadini dovrebbero essere in grado di vivere da soli: di vivere i servizi, gli spazi, le istituzioni, le comunità, le scuole, le chiese, i mestieri, i figli come meglio credono e come meglio possono. Mi chiedo se quel famoso articolo della Costituzione forse sia rimasto soltanto un semplice articolo e

Art.3 “La repubblica si impegna a rimuovere gli ostacoli di ordine sociale, economico gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese. “

La Repubblica, l’altro ieri, ha festeggiato, perché le tutele contro ogni forma di violenza non esistono più.

“Ad ogni individuo spettano tutti i diritti e tutte le libertà enunciate nella presente Dichiarazione, senza distinzione alcuna, per ragioni di razza, di colore, di sesso, di lingua, di religione, di opinione politica o di altro genere, di origine nazionale o sociale, di ricchezza, di nascita o di altra condizione.”

(Dichiarazione Universale diritti dell’uomo)

Non sono stati rimossi ostacoli, sono stati piantati più forti che mai.

Giusi Mangiacapra

Napoli, 24 anni, laureanda in Servizio Sociale. Teatro, musica, cinema, bud's e diritti umani.

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