La bellezza dell’anarchia: a Napoli si canta De André

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Era il 1981, quando il cantautore genovese, come per obbedire ad un ancestrale bisogno catartico mai sopito, scrive una canzone – o forse un album intero – a chiare lettere, per la prima volta, su uno degli aneliti che domina l’animo umano dall’inizio della storia dell’umanità: la libertà.

Non è una meravigliosa coincidenza, né una sublime fatalità che la parola “libertà”, in greco antico “eleutherìa”, rechi come primario significato “piace, è gradito”. Eleutherìa, infatti, rinviene la propria scaturigine dall’antico idioma indoeuropeo (leudh-ero), che è alla radice di altrettanti termini latini come “libet” o “lubet”, il cui significato non è altro che “ciò che provoca piacere”; “ciò che si gradisce”.

Perché la verità è che la libertà, da ogni angolazione la si guardi, da ogni prospettiva la si scandagli, è prima di tutto intimo piacere dell’anima, recondita euforia dell’intelletto, inconfessabile voluttà dello spirito. La libertà si aggancia alla bellezza e ad essa soggiace, poi predominandola. Perché è contro natura disgiungere la libertà dalla bellezza: sono complementari l’una all’altra, inscindibili ed indissolubili come solo quelle creature unite dal daimon” dell’amore.

E cos’è la libertà se non il volto turgido, magniloquente e magnifico dell’anarchia?

An-archìa: ἀναρχία, ἀν- privativo e tema di ἄρχω «comandare»: letteralmente “senza comando”; quell’alfa privativa è il fulgido specchio dentro cui si riflettono i bagliori della rivoluzione, l’abbagliante folgore del caos; perché si sa che solo così, può partorirsi “una stella danzante”.

E l’anarchia non fa altro che dare alla luce intere galassie di costellazioni di stelle danzanti, in cui la giustizia regna sovrana, in cui non urge l’ascia affilata di una legge per metter ognuno al proprio posto, in cui nessuno merita di essere escluso o emarginato per la sua singolare “diversità”. Al contrario, proprio quella diversità diventa la conca dell’arte.

Perché l’anarchia non punta il dito contro, ma assolve e perdona; l’anarchia è come quella notte in cui voracemente si affaccia la verità, inconfessabile alla luce del sole.

L’anarchia proscioglie, l’anarchia discolpa. L’anarchia accoglie tra le sue braccia una Bocca di Rosa che lo fa per passione, una Marinella forse troppo ingenua, una princesa che passa il tempo ad immaginare tra le gambe una minuscola fica, un Piero morto per la gloria di non si sa chi, un blasfemo che indugia fin troppo nelle donne e nel vino.

Perché solo l’anarchia fa realmente comprendere che il simile è simile per davvero e non esiste alcuna differenza che sia in grado di mettere gli uni contro gli altri, né alcun solenne altare da cui promanare leggi, perché siamo tutti “umani, troppo umani”. Perché parossisticamente non può coltivarsi l’abbacinante miraggio dell’uguaglianza più assoluta, se non si salpa dalle onde ballerine dell’anarchia stessa.

“E adesso aspetterò domani
Per avere nostalgia
Signora libertà signorina fantasia
Così preziosa come il vino
Così gratis come la tristezza
Con la tua nuvola di dubbi e di bellezza”.

Fabrizio De André. Se ti tagliassero a pezzetti. 1981.

Su queste ali arriva la Cantata Anarchica a Napoli per Fabrizio De André che quest’anno si svolgerà il 2 Giugno presso il Castel Dell’Ovo, in uno scenario particolarmente suggestivo del panorama partenopeo nella cornice del Lungomare della città. Tutto questo è possibile grazie all’impegno dei suoi organizzatori ed all’instancabile passione che unisce tutti i fan di Faber sotto l’unica bandiera del cantautore genovese che ha saputo scrivere alcune tra le più importanti pagine del cantautorato italiano. Del resto, Fabrizio De André è capace, ancora oggi, di unire le più diverse generazioni portandole a riunirsi in modo da poterne cantare assieme i testi alla maniera del tutto “anarchica” della Cantata senza distinzione tra palco e platea e tra pubblico e musicisti in un turbinio di emozioni che porta non solo ad ascoltare Fabrizio De André, ma a viverlo sulla propria pelle attraverso i suoi testi.

Per parlare di quest’iniziativa è stato contattato uno degli organizzatori, Carmen Nuzzo, che ha dato vita a quest’iniziativa già due anni fa con la prima edizione (live) fatta a Piazza del Plebiscito e che quest’anno, ancora più carica, vuole riportare De André nelle strade della città partenopea e nel cuore del popolo napoletano. Carmen ha, quindi, risposto ad alcune domande sull’evento e sul perché c’è questa passione negli organizzatori nel darsi da fare per renderlo realtà.

Carmen, perché organizzare una cantata anarchica a Napoli per Fabrizio?

“Quest’iniziativa è nata a Milano già alcuni anni fa, ed ora si svolge anche a Roma, e viene organizzata il 18 Febbraio o l’11 Gennaio a Piazza del Duomo, le date della nascita e della morte di Fabrizio De André e viene fatta per ricordarlo, ma non alla “solita” maniera. È anarchica perché lo stesso cantautore aderiva, in una certa misura, all’idea anarchica ed è anarchica perché non ci sono palco e pubblico, non c’è distinzione tra le due cose, tutte le persone diventano protagoniste dell’evento stesso. Negli anni passati a Milano e Roma sono andate sempre tantissime persone riempiendo le piazze. Dopo una ventina d’anni, ormai, è come se esistesse una specie di “brand” non certificato, ma spontaneo e posso dire che, ormai, è un vero movimento in tante città italiane.”

Una foto dell’evento tenutosi a Piazza del Plebiscito il 18 Febbraio 2020

Cosa unisce le persone nella “Cantata Anarchica”?

“Già da quando organizzai la primissima edizione qui a Napoli ho notato che, per cantare Fabrizio, si riuniscono tutte le generazioni e si ritrovano assieme i giovani che sentono De André con gli anziani che, magari, hanno visto De André in concerto. Per cui puoi trovare il genitore, il trentenne, ma anche i bambini che vengono a passare una serata in compagnia della musica di Faber. Una cosa che mi piace molto, del resto, è che se, spesso, una generazione non apprezza l’altra, nel contesto della “Cantata Anarchica”, pur avendo idee diverse, si crea una bellissima unione che attraversa le generazioni, gli anni e le persone per cantare i brani del cantautore genovese”.

Perché avete scelto Castel Dell’Ovo?

“La scelta è ricaduta su Castel Dell’Ovo perché ci è sembrato un luogo particolarmente adatto all’occasione ed è poi uno dei pochi luoghi con una foto di Fabrizio De André a Napoli. Attraverso un sondaggio si è scelta la data, ma non poteva ignorarsi un luogo tanto iconico e suggestivo non solo per Napoli, ma per l’intero evento.

A Napoli, De André è arrivato per restarci.

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